Altre Verità

I matti sono liberi

C’era questa donna su una delle due altalene. Mi piace, che si culli. Tutti gli adulti, dovrebbero farlo, anche senza il vezzo d’un figlio bambino accanto.

Cantava. Ad alta voce.

Così a questa breve stima di lei s’affianca un po’ di imbarazzo. Avevano ragione, quelli che mi guardavano perplessi nelle mie svaccate sulle panchine, nel mio girovagare canticchiando. Guardo quella e mi sale un piccolo disagio.

Oggi la trovo uguale e diversa, uguale nei suoi comportamenti senza regola, diversa nella posizione, nell’espressione: è un ombrello rosso scuro e due piedi che sporgono da gambe piegate. Un corpo racchiuso più che può sotto quella cupola vermiglia sulla panchina del solito parco, anche se la pioggia ha smesso. L’ho creduta un senzatetto. Mi spiace vengano qui, dove ci sono i bambini. Che vengano a bere, magari. Ricordi di vetri e tappi di bottiglie.

Ma lei si leva, dopo un po’, chiude l’ombrello, ha visto che non piove. È sempre lei. Quella che va sull’altalena, quella che canta forte. Ma forte…

Oggi s’è presa una panchina e ha fatto il feto in braccio a quella.

E in fondo quante volte non l’abbiamo voluto anche noi? Morire su quattro lische di legno alla portata di tutti.

E poi rinascere quando qualcosa ci fa click dentro. Quando la pioggia smette i suoi insulti e una voce bianca e buona, gorgoglia: «Rialzati».

Ho chiesto a Isabelle: «La riconosci? È quella dell’altra volta, che cantava, quella un po’ matta».
Lei dondola il sorriso e le fossette senza nemmeno dirlo, sì.
«Secondo te è matta o libera?»

«Libera».

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

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