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I beffardiMaternità

Gusci sotto i denti – Kids

Ci pensavo l’altro giorno, in uno dei vasti e numerosi momenti in cui agli occhi a cuore si sostituisce un cratere vulcanico spara lava: anche i bambini, nella loro aura angelica, hanno di tanto in tanto il superpotere di arrecare un indomito fastidio. A voi una lista di disturbi poco digeribili, la versione kids dei Gusci sotto i denti.

  • La sveglia. Un sempreverde. Non sono mai riuscita, con nessuno dei miei figli, a sorridere in eterno nei loro risvegli neonatali e non. Il fenomeno è tra l’altro soggetto ad una strana legge di restringimento naturale per cui a figli che crescono e ridotti risvegli si accompagna però maggiore inerzia materna. Del tipo: basta, ho già dato. Oppure una semplice perdita di allenamento alla sopportazione.
  • Il riordino. Come l’avete interpretata? Nel senso di mettere a posto? Vero, ma guarda caso va anche insieme a “ordinare di nuovo”, perché sia mai che basta dirlo una volta sola, quando la casa è vittima di saccheggi e calamità infantili. In effetti ordinare ha un doppio significato, e i genitori sanno perché. Comunque è una delle piaghe genitoriali peggiori, non conosce festività né sgravi fiscali, se ne fotte del tuo stato di salute ed è esempio e prova somma del nostro inevitabile spirito di sacrificio. Il peggiore ti ritrova riversa dalla stanchezza alle dieci di sera, quando fai per deporre i figli nel loro letto, felice che ormai dormano da soli, e appena arrivi in stanza ti accorgi che manco puoi entrarci.
  • La crescita. Che detta così non sembra, ma è siamese del riordino, solo non dolosa. Questa verità inappellabile, infatti, costringe invariabilmente le madri a continui aggiornamenti del guardaroba, e smistamento dell’abbigliamento, dei giocattoli, dei libri, degli strumenti accessori ormai desueti. È prerogativa squisitamente femminile, mai visto un papà col mento negli armadi e cataste di roba da riorganizzare.
  • “Ma io non so cosa fare.” Il prossimo psicanalista che mi solletica con l’idea che più stiamo coi figli e meglio è gli presto i miei. Non che io sia pro abbandono, ma bambini superequipaggiati da sostegno e organizzazione dei genitori poi affogano in due dita di noia. Il fastidio procurato dall’ingravescente ritornello è altresì amplificato dalla coscienza che invece – noi – di cose da fare ne avremmo eccome, di idee pure, e anche non fare nulla non ci farebbe schifo. Ma provare anche solo ad accennare questo genere di osservazione invidiosa e provocatoria è proibitivo. Se volete restare infastidite ma, almeno, vive.
  • La ricerca. Quest’attività comincia già in fase di convivenza con essere maschile dotato di suggestiva capacità amnesica cui la donna deve naturalmente (nel senso di natura e anche di ovvietà) sopperire. Una volta diventata madre affiancherai con diletto (discutibile) a questa ricerca quella di oggetti tuoi, la cui confusione fa parte del bagaglio acquisito con lo stress-da-maternità, nonché quelli dei figli. Cercare oggetti fagocitati da una casa-bestia è una delle attività più provanti. I tuoi nervi, le tue abilità investigative, le tue doti zen. E, non ultima, la tua efficienza materna: perché – credimi – i punti che conquisti quando ritrovi il gingillo anelato e perso dal figlio nel marasma domestico, sono equiparabili (quasi) alla magica forza di Babbo Natale. Mai riconoscenza migliore si accese in quei piccoli occhi umidi.
  • I litigi. Che poi è una parola davvero provocatoria, perché basta levare ti e i figli sarebbero ligi. Comunque non conta quanto i genitori siano amorevoli ed equi, quanto diano il buon esempio, quanto esaltino le capacità individuali e anche lo spirito di comunità, elargiscano complimenti in clima di pace trattenendosi però dall’insulto profuso in caso di contese. Quanto dicano che c’è amore per tutti. I bambini imparano a contare fino a uno da subito: la mamma è una, i figli no.
  • L’interruzione. 



    Scusate: appunto.

Dai discorsi adulti, a quando riprendi un figlio e l’altro s’insinua, ai pasti, al bagno. Azioni, pensieri, intenzioni. La sola cosa che non s’interrompe mai è l’essere genitore. E dici poco.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 4

  1. Lucia

    Io inserirei la situazione che ricorre sempre quando hai figli piccoli e inviti amici la sera a cena. Non vedi l’ora che dormano per farti quattro chiacchere, ridere e bere in compagnia… e loro decidono di metterci un’eternità ad addormentarsi o si svegliano millemila volte. Noi a casa la chiamiamo “sensazione Berlino Est”: gli altri a ridere, ballare e divertirsi e tu dall’altra parte del muro a cullare la Trabant.

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