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Maternità

Guardando. Ai miei figli

Svetti sulle spalle di tuo padre. Sopra le corsie dove abbiamo riso ad annusare flaconi di ammorbidenti per la lavatrice e boccette di docciagel. Tu, io, la tua sorellina. Ti guardo e so: ce la farai, nella vita. Sempre.

Sei una che i sassi li schiva, che quando le arriva una raffica di vento, sa offrire un corpo morbido: ondeggi e poi rimani. Sei una boa. Sempre a galla.

Certe persone nascono così, la leggerezza intessuta, un mezzero come quelli liguri, hai presente? Disegni sulla stoffa, e poi appenderli sopra il lungomare quando s’inzuppano. Certe persone ci nascono, con quella levità che altri per una vita intera rincorrono in nostalgie vaghe.

Hai pianto per un uovo di cioccolato che ti nego. L’avevi scelto e, prima ancora, l’avevi pensato e scritto. Lo scoprirò tornando a casa, un foglio con lettere giganti e chiare, segnate a grafite, sul mobile all’ingresso. Lo troverò che tu già dormi nella notte dei grandi e apprezzerò ancora di più quella tua velocità a riscattarti. Come su quelle spalle forti di tuo padre in un minuto si era già placata la tua delusione, la contrarietà rimasta solo nel sale sotto gli occhi. Ti basta il prossimo ossigeno, sei una che nemmeno devo comprarla con le contrattazioni. Con quella bocca così duttile ogni sorsata d’aria ti ha già cambiato faccia. Sei una stanza dove è sempre mattino, sempre l’odore buono di una finestra appena aperta, e quei torrenti di sole dove il pulviscolo sottile non è polvere: li chiami brillantini.

Non ho paure per te, Sarah. Sei l’esempio di come si può stare dentro alla vita e alle cose, di come tutto obbedisce non al destino ma al modo in cui guardiamo. Alla scelta: di svettare. Sempre.

Patrick, sei al mio fianco mentre sistemo pacchi nelle borse al fondo della cassa. Per te – a volte lo penso – sarà meno facile. Hai un corpo sottile come una grande I maiuscola che si spinge e fatica. La stessa centralità che accordano a sé stessi i bambini per te è la frustrazione di incomprensioni che si generano da sé. È l’età. Ma è anche il temperamento.

Sei uno che ha un cuore troppo grande, e ancora rigido. Ingombrante: quando passi vuole il suo spazio, liberare i tavoli delle altrui dissertazioni, delle occupazioni. Si sente stretto, prende dentro alle cose del mondo, s’impiglia e s’impunta. Spesso: si ferisce. Ti infili nelle cose e stai bene al caldo solo in qualche meandro sotterraneo che ti sei costruito con zelo. Fuori, dove quel vento salpa sulle efelidi di tua sorella, resti con la tua bussola in mano, a cercare il nord.

Eppure quando azzecco la nota ti spalanchi e dentro sei un’enfilade, sei la reggia di Versailles. Vorrei sapere quali vitamine darti, in più della donna incerta che sono. Spuntare quel tuo riso che quando arriva, il mondo torna a essere finalmente una biglia e ci si può giocare. E poi toglierti dagli occhi ogni allergia. Vorrei per te la stessa leggerezza del tuo corpo che lo sollevo ancora con un braccio solo.

Sulle ultime scatole da riporre Isabelle mi sta avvitata alla gamba sinistra come quelle ganasce alle macchine in sosta vietata. Ti vietiamo le prime cose, l’hai visto. Su di te siamo arrivati tardi: perché l’ultima sembra sempre piccola.

Hai tre anni. A tre anni è difficile interpretarti. Hai una dose di tenacia e rivalse, sei nell’età in cui si comincia a prendere misure. Come un sarto, tagli e cuci. Le tue manie sono ancora buffe, sono il planetario della tua fantasia, costellazioni che lasciano il salotto in preda a tovagliolini di carta e pupazzi, e un sorriso misto ai rimproveri. Ti immagino. Volitiva, senz’altro. Una con le sue parti di carta pesta e le sue fibre d’acciaio, sotto. L’altro giorno mi hai vista incazzata nera, allora m’inseguivi, mamma sei felice? L’hai già capito, che una buona madre è una madre felice.

Dormi da sola da tantissimi mesi. In questo sei stata la prima. Sei i calci che mi indurivano la pancia, la testa al contrario nel parto, le lunghe attese di allora e di adesso, quando non posso uscire perché mamma-non-ho-finito-di-giocare. Nessuno in casa ha mai fatto tanto casino. Sei il casino che ci voleva.

 

Ho finito, i sacchi riempiono il carrello dove nessuno di voi più siede. Saluto il cassiere. Voi vi raggrumate intorno a noi: – Andiamo. – Tutti di nuovo dalla stessa parte della cassa.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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Commenti 15

  1. katyonabc

    Deve essere bello osservare un figlio che cresce. Mi metto spesso nei panni dei miei per capire cosa provano con noi, me e mio fratello, diversi e uguali, uno silenzioso e pragmatico, l’altra chiaccherona e dal temperamento artistoide. Ci si compensa. Papà un giorno mi ha detto che vederci crescere e osservare come ciascuno di noi vive ed evolve è un’esperienza unica. E io gli credo. E so che proverò altrettanto. Un giorno, forse, chissà. 😊

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      Maddalena Capra Lebout

      Mi viene in mente una cosa, leggendo il tuo commento… forse questa è la Nostalgia dell’altrove più forte e unica che ci sia. Nei figli troviamo noi, e ci dimentichiamo di noi. Sono molto più vicini e molto più lontani di quanto crediamo. Ti auguro questo viaggio pazzesco, se lo desideri.

      1. katyonabc

        Mi piace molto questo punto di vista e lo terrò a mente. Un giorno, forse, ti saprò ridire 🙂 intanto di ringrazio di cuore per l’augurio 🙂

  2. unamammazen

    Ecco vedi, questo post mi rammenta perché non posso lasciare mio figlio figlio unico. Perché poi ci vedi mille anime in un figlio solo, ci disegni mille sfumature che magari ha. Magari no. Ma che cosa bella deve essere vederli crescere, imparare a conoscere, e poi formarsi e (ahimè, tasto dolente ma guai se non fosse) prendere le loro strade. Studiare le loro differenze, capire sulla pelle che non sono tutti uguali. Quando nomino un secondo figlio mio marito quasi sviene “ma se iniziamo ora a dormire, e i soldi, poi…” Forse se gli faccio leggere il tuo post capisce quanto bello è DOPO IL GRANDE BOOM? Uff. 😘

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      Maddalena Capra Lebout

      Grazie Chiara… Di solito più acquisiscono autonomia meno stiamo fermi ad osservarli. E’ un processo normale di “districazione” (si dice?): sta volta è successo così, di vederli da quella cassa e interpretarli uno a uno. Comunque: passami tuo marito che ci parlo io!

  3. Silvietta Fanio

    La descrizione che fai dei tuoi bambini è bellissima: sono gli occhi di una madre che osserva, scopre ed ama i suoi figli che ti permettono di vedere tutte queste loro peculiarità.
    Dalle tue parole traspare amore infinito! 😊

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  4. Mamma avvocato

    Mi hai fatto venire le lacrime agli occhi, con la profondità e l’amore di questo post. Spero di saper vedere dentro i miei figli come tu fai con i tuoi. Per ora ho fugaci visioni, vedo ed intravedo l’uomo che sarà nel bambino che è. Altre volte lo scopro così diverso da me che fatico ad interpretare i segnali, scopro assonanze e dissonanze. di certo, però, vederlo crescere e formarsi è uno degli aspetti che apprezzo di Il del,a maternità. In questo post hai colto e trasmesso un senso di speciale diversità di ciascuno dei tuoi bambini e questo è bellissimo. Non sono certa che tutte le madri lo sappiano cogliere ma lo spero!

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Giulia, è un post così personale… e invece scopro con piacere che ha toccato le corde anche a voi. Sono sicura che ogni madre ha questa capacità, se tale si può definire. Credo però che affiori quasi inconsapevolmente, magari se ti metti a tavolino a cercare di interpretare un figlio non ci riesci. Come dicevo a Silvia, però, io credo anche che queste interiorizzazioni vadano prese per quello che sono, con un’elasticità che ci permetta anche di riconsiderarle, permettendo davvero ai figli di essere quello che sono, pur guidandoli. E credo questo sia più difficile che ritrarli in un post 🙂 Grazie mille.

  5. lanemina80

    Magnifica come sempre. I miei bimbi non li ho ancora attraversati così…ho grandi speranze per gli uomini e la donna che saranno e allo stesso tempo la grande paura di non saperli capire o peggio ancora accettare. Ma confido nell’elasticità dell’amore.

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      Maddalena Capra Lebout

      Buongiorno! Non penso spesso a quali adulti saranno, non amo andare troppo avanti (sono piuttosto una che starebbe nella loro infanzia per sempre 😉 ) ma stanno crescendo, certe intuizioni o presunte tali e certe preoccupazioni arrivano da sé. La paura di non saperli capire o accettare credo sia inevitabile, sai? Sarà un esercizio continuo. Va messo in conto che sbagliamo, sbaglieremo, e sbaglieranno anche loro. Purtroppo.

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  6. Veronica “veramenteveronica” Alberti

    CHe belle parole le tue !!!!! ed hai ragione le nostre sara si assomigliano non poco!!!!!!!
    osservarli carpirne silenziosamente i cambiamenti e caratteristiche è linfa vitale ……. crescono che ogni attimo è prezioso e unico…. uno scambio inconsapevole di ricchezze sono i nostri figli che mai dovremmo stancarci di osservarli 🙂

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