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Maternità

Fino a qui

QUESTO NON HA NIENTE A CHE FARE, CON L’AMORE

 

Diventa tardi. Lo sai come fanno i giorni che passano quando vorresti tenerli? Fanno un fruscio, come quando qualcuno ti sfila le coperte di dosso.

È un po’ così, Isetta.

Il modo migliore per sprecare tempo è averne paura.

Ho pensato mille volte che questo non ha niente a che fare, con l’amore. Faticare a separarsi, contare quanto manca al tuo inizio all’asilo, non mostra nulla del bene che ti voglio: mostra solo i buchi, gli affossamenti di una madre.

L’ultima volta che ho inserito un figlio all’asilo tu eri con me, in una pancia che cominciava a dirlo, al mondo, che saresti arrivata. Spingevo un po’ la sua rotondità, ero a quel punto in cui cominci a bramare che tutti domandino. Fu dura lo stesso. Attraversai quel salone e dentro si formò come un gorgo d’incredulità. Perché, per quanto viviamo e siamo abituati a vivere, quel giorno che è scritto sul calendario, lontano lontano, quando poi arriva non puoi crederci che è arrivato lo stesso. Lo pensavi di carta, come il calendario, un appunto inanimato.

Mancano un pugno di ore. Ci sono tante cose che credevo avrei fatto: non le ho fatte. Ti immaginavo nel marsupio, andare a pranzo da papà, poi i mesi sono passati, sei diventata pesante, col passeggino sui mezzi pubblici non mi veniva voglia. Tu non dormivi mai. Ero stanca. Non ci ho più pensato. Altre invece non le sapevo, e sono venute da sé. Di tutti sei quella che fa più casino con gli oggetti, i giocattoli. Mescolando quelli hai mescolato anche me, mi trovo qui, adesso, e mi sembra di non sapere più dove ho la testa e i piedi, da che parte mi sto girando nelle cose. Nelle intenzioni.

Le nostre passeggiate sono quello che mi mancherà di più. I nostri picnic. Mi abituerò. Prima scoprirò il bello di una ritrovata indipendenza, poi mi abituerò. Solo che

l’abitudine è tiranna. Vuole tutta la scena, e quello che prima era consueto non lo ricordi più.

Io, a te, a noi due qui, non mi sono mai abituata: mi sono accorta di noi ogni giorno. Ma lo so, com’è che accade: basteranno poche settimane, e sarà così ovvia la nuova vita, ripenserò a quando era altrettanto naturale averti in canottiera per casa e mi sembrerà impossibile. Dimenticare è il prezzo dell’adattamento. Ricorderò piccole cose, come piccole e poche ne rammento dei tuoi fratelli. La vita sfratta la vita, la sovrascrive continuamente.

Vuoi che ti dica che non importa, che quello che abbiamo vissuto ci ha costruite, che resta intessuto nei nostri cuori? Resta. Rimane. Il sapore vago, le energie che abbiamo accumulato, la spinta che ci ha nutrite. È grazie a quello, che siamo arrivate fino a qui. Tutto il resto, però, sfuma.

È a questo, che non so abituarmi. È questo, il grande salto. Dimenticare è un po’ come dire: non era importante.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 2

  1. anna

    Mi ha lasciato per un attimo senza respiro. .e da un momento all’altro piangevo. . Ricordo ancora le parole che hai scritto per Sarah. Il distacco con lei. Questo di ora ti ha segnato perché eri stupita positivamente di come vi siete inventate tu e Isabelle. Chissà cosa mi aspetta dopo il tempo prezioso e privilegiato con Andrea, così indifeso e che segue qualsiasi mio movimento. Ancora io e lui dobbiamo creare un’insieme di cose e momenti, alcuni resteranno altri scivolano dalla memoria ma è pur sempre il mondo che ha vissuto con la sua mamma . la prima persona continuamente presente. Ricorda comunque che Isabelle tornerà il pomeriggio e avrete nuovi spunti per stare insieme anzi avrete davvero come spaziare.

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      Maddalena Capra Lebout

      Anna!!! Sei tu, ecco finalmente un commento (a parte quelli via Facebook), che bello! Sì, quando ha cominciato l’asilo Sarah ero incinta di Isabelle, quindi ero particolarmente emotiva, ma anche “proiettata” verso il cambiamento che mi attendeva diventando mamma di nuovo. Sapevo che avrei passato pochi mesi da sola e poi avrei avuto un nuovo cucciolo scodinzolante per casa. Anche con Sarah avevo creato un mondo incredibile, e col tempo ho dimenticato. Sembra impossibile, ma mentre Isabelle cresceva io mi chiedevo “ma con Sarah cosa facevo? Come passavo le giornate?”. E’ questo, che non voglio accada con Isabelle. Non lo capisco, come mai la memoria filtra così tanto, su cose così importanti e anche ripetute, che ormai hanno caratterizzato interi mesi, anni. Vorrei accogliere il nuovo ma avere accanto il ricordo del vecchio. Tutto qui. Però hai ragione, i pomeriggi lei sarà qui, non sarà lo stesso perché tra sonnellino e andare a prendere i fratelli a scuola non resterà molto tempo. Ma lei è lei, io sono io. Siamo noi. E meritiamo di crescere. Grazie Anna!

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