Maternità

Farsi notare

Stupida madre intenta a scrivere. Scalcia i bambini con fare brusco, lo stesso suono che si produce quando si straccia la carta. Si butta via una storia.
Il sabato ha i rumori dei piccoli per la casa, vento di corse inarrestabili, cavallette ingoiate nelle bocche che schiamazzano. Patrick butta fuori tutta l’irruenza trattenuta a stento sui banchi di scuola. Sarah risale dalla fiacchezza di una febbriciattola.
“Zitti!” ripeto, “la Isabelle dorme!”. Mi appello alla piccola, piccola scusa, per ritagliarmi un silenzio nella cucina, il solo tavolo rimasto indenne alla guerra del didò, l’aspirapolvere sulla soglia, che minaccia lavoro. Il sabato è un affare difficile, un gioco di equilibri tra promesse sveglie prima di noi e ore che s’impuntano su doveri e imprevisti. Inciampo anch’io, mi irrito subito.
Sarah s’impiccia con qualche frase, ha fatto una fetta di prosciutto con quella pasta rosa, le ho dato il beneficio stentato di un sorriso distratto. Patrick fa spola tra qui e la stanza. Poi lei si azzittisce, la coda dell’occhio la segue: raccoglie tutti gli strumenti, li ripone nel loro sacchetto trasparente, lo chiude con la molletta. Prende i suoi lavoretti, li strizza nelle confezioni, sformandoli nel barattolo li riporta all’ordine. Con le sue mani minute, su e giù dalla cucina alla credenza in sala, una tovaglietta per volta, un contenitore e poi l’altro, formichina indaffarata che ripone le provviste. Instancabile.
Un grido spezza di nuovo la mattina: “Ma la Sarah vuole mettere via anche il mio lego!”
Si è messa in testa di riordinare tutto. Lo fa, talvolta: bilancia le altre mille in cui la rincorriamo esangui di riporre i giochi utilizzati.
Mathias va a prenderla di là, salva le costruzioni per Patrick. Me la riporta che è un cielo coperto, gli occhi schegge di luna imploranti: “Ha messo via tutto” sussurra, “per farsi notare.”
E nel suo ordine bambino che disarma, finalmente mi scompiglia.

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