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Maternità

L’ eremo

È TUTTO UN CIAO A DOPO

 

Mi sveglia uno schiaffo di luce. Sfugge a vecchie persiane rosse, si mescola a suoni, un cantiere che si attiva al mattino presto. Che ore saranno? Le sei, le sette?

Da giorni mi trascinavo con un corpo poco collaborativo, fiaccato da una tosse pungente, balli scomposti e poi tregue. Mathias scherzava, vedi la macchina cercava di dirlo in ogni modo, che dovevamo stare a Milano. L’ho pensato anch’io, poi ho ribaltato la profezia, mi sono detta invece.

Invece siamo qui, il prato è rimasto grigia memoria delle ultime nevi, però poi racconta i primi caldi in qualche narciso, in campanule gialle ai bordi dove la pietra cede all’erba. Mucchi di rami secchi ai piedi delle betulle, piccoli germogli incerti. In paese pantaloni corti, magliette e footing, quelli che invece aderiscono al calendario, un piumino di marca, lo scarponcino.
Faceva caldo, abbiamo aperto le finestre, arieggiato, sistemato le nostre cose negli armadi, i peluche dei bimbi, ognuno il suo, ognuno sul letto giusto. Sono le scale a dirmelo: merda, faccio come la macchina, lancio comandi automatici e quelle rispondono piano, hanno il limite di velocità, sgranocchio gradini diventati insuperabili. Arrivo di sopra, obbedisco al letto, infilo il termometro: 38.

Il corpo ha un suo modo di fermarti, sai?

Non gliene frega se sei in vacanza, se avevi pianificato che sarebbe stata questa casa, questa villa di legno, a dondolarti con la famiglia, lei la tua fermata; giorni tersi e nostri, la sola lieve incrinatura di stupidi bisticci, quei Sarah urla, ma Patrick canta, non datevi fastidio, fate i bravi. Adesso mi piacerebbe, essere di sotto a sedare battaglie. Invece mi lascio su questo letto, fuori il Bianco è una torre algida nel cielo pulito. Loro escono, fanno la spesa degli arrivi, li sento andare via: ciao amore. Uno ad uno.

La solitudine è il contrario della vacanza. Un’orticaria insistente, la dermatite dei sensi.

Un tempo grande che dentro ci potresti mettere tutto, scrivere leggere cantare riposare. E invece stai in un angolo che pare un castigo. Non dormo, non riesco. Faccio le tecniche di rilassamento che di solito riservo a Sarah, con queste arrivo a sedare il corpo, ma il sonno non viene.

Vorrei non essere qui. In questa casa che è da sempre un po’ nostra ma che adesso non è abbastanza, i suoi piccoli tarli che ora mi stringono: il divano è minuscolo, stare di sotto, in quel piccolo salotto con la tv di spalle non è facile, allora stai in camera, e il tempo è proprio enorme, si dilata come in quegli specchi matti delle giostre. Vorrei non essere qui. Quando sei malato vuoi casa tua, è una vecchia legge umana, un istinto di natura.

Loro tornano e sono bellissimi, scendo che è tardi, hanno tenute basse le voci, buoni i caratteri, i gesti, Mathias che anche lui potrebbe staccare e riposare e invece orchestra tutto, le salsicce nei piatti, l’acqua ai bambini, la coperta sulle mie gambe, il mio tè, le fette biscottate, Isabelle che lo chiama, ho fatto pipì. La voce della famiglia: è una ghiaia permeabile, quasi una canzone,

sento tutto amplificato, come si sentono le cose nutrite dal desiderio, dalla mancanza.

Giocano con due palloncini che lui gli ha gonfiato, Isabelle lo voleva d’oro, è più bronzeo che d’oro, lanciano, prendono al volo, sfiorano il mio sofà, la tazza di tè, in un fastidio buono.

La notte non dormo. Di nuovo. Il sonno è prepotente, ma ogni volta che arriva è una caduta troppo brusca, come uno svenimento. Forse è il farmaco che ho preso per la tosse, il petto è oppresso, la febbre è passata ma ogni volta che mi addormento il crollo è troppo forte, mi sveglio per lo spavento. Resto così fino alle tre del mattino. Ora dopo ora, imbrigliata in questi inciampi violenti che mi fanno paura. E adesso sì, sento la rabbia che sale. Fino allo schiaffo di luce, Mathias s’alza, io finalmente torno nel sonno buono, forse l’effetto di quelle gocce mediche è passato.

Quando mi alzo la casa è spenta, sono di nuovo sola. Di nuovo in quel tempo che non hai quando lo vuoi, e che ti frana addosso quando voleresti. Un fiore di plastica, l’ha fatto Sarah. Un biglietto. Mi mancano.

Il bugiardino del farmaco recita: possibili effetti collaterali agitazione negli anziani. Nelle persone ipersensibili depressione nervosa e delle facoltà respiratorie e cardiovascolari.

Sono una donna anziana. E molto sensibile.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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Commenti 4

  1. Mamma avvocato

    Mi spiace per la tua vacanza! Però il lato positivo è che hai avuto la possibilità di curarti,proprio grazie al fatto che eravate lì e in due. Comunque: Che razza di farmaco hai preso?!

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Guarda, già il viaggio per arrivare è stato una crociata… poi a Courmayeur dovevamo venire a Natale ma saltò tutto perché eravamo malati: non facciamo vacanze dall’estate scorsa, quindi mi son girate parecchio le balle. Il farmaco è la Paracodina, che è un oppiaceo sedativo per la tosse. Fortuna che non ho assunto anche il mio antistaminico, ma già così è stato problematico forse perché avevo anche preso il moment act e avevo lo stomaco vuoto (solo qualche fetta biscottata assunta ore prima), e pur prendendo poche gocce… chissà, forse mescolate a sindrome premestruale (perché sì, adesso ci sono anche quelle a ravvivare lo spirito), è stato alquanto spiacevole. Poi credo che al tutto si sia aggiunta ansia, nel senso che sti botti mi facevano paura! Adesso sto meglio, ieri in compenso Sarah aveva lei 38 di febbre, ma oggi sembra passata.

  2. Piccole Mamme Crescono

    Credo che non solo “il corpo ha un suo modo di fermarti” ma che lo faccia anche quando deve. Lo sto vivendo anche io, sempre malaticcia, dolori ovunque, spesso afona. Penso che il nostro corpo, più di noi, sa quando abbiamo preteso troppo e deve in un certo modo “bloccarci”. Un abbraccio di pronta guarigione Madda 😘

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Sai, questa cosa del corpo che ne sa una più del cervello… suona alquanto zen e affascinante, ma a sto punto mi sorge un dubbio: è saggezza o sabotaggio??? Grazie Diana, allora riguardiamoci in ogni caso, che male non fa. Ora sto meglio, anche se mal di testa e tossetta ormai sembrano siglate a vita. Un abbraccio!

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