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Maternità

Dire Fare Riposare

ALLACCIANDOMI LE SCARPE PER ANDARE NON SI SA ANCORA DOVE, MI ACCORGO CHE ANDIAMO SEMPRE DA QUALCHE PARTE

 

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Intanto di vacanze ce ne vorrebbero tre:

1 – La famiglia: partire coi bambini e dire, fare, scoprire.
2 – La coppia: partire senza i bambini e dire, fare, scop… rire.
3 – Il riposo: partire o non partire, con o senza bambini. E non dire, non fare: riposare.

Avendo però a disposizione una sola partita mi ritrovo maldestramente a ingozzare quel pugno di giorni di ogni possibile desiderio e qualche cauto compromesso, versando irrimediabilmente nella n. 1.

Per esempio: vacanza e programma sono due lottatori dei quali uno esce sempre perdente. Appena mi alzo, al mattino, se vuoi esser certo di avere un saluto innovativo, del tutto diverso dall’auspicabile e prevedibile buongiorno, chiedimi pure con accorato ardore: “Cosa facciamo oggi?”

Passato però un ragionevole intervallo temporale, mi adopero col resto della squadra a preparare l’uscita della giornata: vacanza n. 1.

Si varca la soglia che è ormai mezzogiorno, si cammina, si fa il picnic, si fanno foto (la maggior parte delle quali con almeno un figlio che scappa o fa il cretino), si torna a casa di fretta, si butta Isabelle nel lettino per il sonnellino che sono ormai le quattro. Alle cinque e mezzo la si preleva stile gru, si placa il suo sonno ancora violento, si fa merenda con indecente ritardo, finché alle sei ti ritrovi nel doppione della mattina: “Cosa facciamo adesso?”

Tanto per cominciare, figlioli, va spiegato che se facciamo mille cose per voi, percorso avventura, escursioni, pony, parco giochi, pedalò, e via dicendo, non è perché vi vogliamo un mucchio di bene, ma perché per fare le cose dei piccoli serve che ci siano i grandi, mentre – malauguratamente – non è vero il contrario: per fare le cose dei grandi (il parapendio, per dirne una) serve che non ci siano i piccoli.

Questo piccolo misunderstanding vi rende ingordi e non è nemmeno educativo. Volendo poi ritrovare un pizzico della vacanza n. 2, mi scuso se abbiamo fatto ricorso più volte, in questi giorni, a strumentazioni digitali e cartoni del web.

Ma tant’è, forse anche noi “grandi” siamo un po’ famelici, ché mica si può stare fermi con tutto quel ben di Dio che ci aspetta. Chi se ne frega se sono le sei, le sei e mezzo, anzi già le sette: ci infiliamo un giro in paese, una spesa, un altro parco giochi, un giro in macchina ai villaggi del circondario, un’occhiata ai menu dove difficilmente vi porteremo – visto che si mangia esclusivamente raclette e fondue e voi non vedete oltre un piatto di pasta (ma anche vostra madre di salumi e formaggi non ne può più). In modo da assicurarci di essere a casa non prima delle otto e mezzo e a tavola non prima delle nove. A letto si andrà non prima delle dieci e mezzo, e il mattino seguente il solo essere umano sveglio alle otto sarà Patrick, cartine alla mano, un foglio una matita e gli occhiali da sole in casa perché le finestre non hanno le tende.

E così un giorno allacciandomi le scarpe per andare non si sa ancora dove, mi accorgo che andiamo sempre da qualche parte.

E lì mi appare, come un miraggio, la vacanza n. 3: e se invece, per una volta, stessi qui?

Qui, a non fare un c.

Qui, svaccata su quel divano sfondato dai villeggianti e dai salti dei miei figli, la tv con le Olimpiadi che segue unicamente i giocatori francesi. Qui, a sorseggiare niente (potrei dire vino o birra che fa più figo, ma sono astemia). Qui, con un cuscino sotto il culo e un libro che ciondola tra le dita. Una tavoletta di cioccolato, metà che si scioglie in bocca, metà liquefatta nel palmo. Qui, a zonzo per il web con il wireless gratuito. Oppure a scrivere due righe a gente che se no non ho mai il tempo. Qui a fare quelle cose che nei weekend milanesi mi riescono così bene, che sono parte di me ma che chissà perché in vacanza non mi lascio fare: compreso “niente”.

Solo che gli altri hanno già messo le scarpe. La giacca. Il cappello…

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Commenti 4

  1. Mamma avvocato

    Io alla sera mi chiedo spesso se davvero non stiamo esagerando, a fare “cose” per lui, con lui, per tutte le vacanze, cercando di rendere le giornate estive sempre speciali. Però poi lo faccio comunque, anche con la febbre, perché prevale una sorta di senso di colpa per quando lavoro e lavoro e per lui c’è meno tempo e perché, in fondo, la prima ad essere irrequieta ed a voler vivere a cento all’ora, sono io.

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      1. Mamma Avvocato

        Guarda, se vai a spulciare nel blog, ti accorgerai di sì. Nelle mezze stagioni cerchiamo di andar per musei e mostre o a visitare castelli e dimore, oppure invitiamo amici per merende o pranzi, in inverno andiamo a sciare (fondo, discesa o sci alpinismo) tutti i fine settimana, anche solo mezza giornata e d’estate siamo sempre “in girula”, come diciamo noi, dal giro in bicicletta all’escursione a bagni e canoa nel lago, ad arrampicare…poi magari io crollo dalla stanchezza e mi viene la tonsillite, così sono costretta a casa un paio di giorni, come una settimana fa!!!

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          Maddalena Capra Lebout

          Ecco perché nel tuo blog ci sono foto e suggerimenti a volontà! Non avevo fatto caso che anche nei weekend siete sempre via. Ma come fai??? Non ce la farei mai! D’inverno, poi… noi siamo sempre con qualcuno malato, e il freddo non fa per me 🙁

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