Maternità

Di cosa sono fatte le carezze

Ha parcheggiato la vettura all’angolo. Quasi sulle strisce. Non passa nessuno a quest’ora di sera.
Ha spento il motore, poi si è disteso, il suo capo sul grembo di lei. Aspetta e sta.
La ragazza ha infilato le dita tra i suoi capelli castani, scivola lungo quegli steli, scivola con la punta lungo il viso. Pensa che è diverso, un viso, quando si è sdraiati, cambia forma, la mandibola gli sporge ancora di più. Pensa che è bello, è ancora bello, quest’uomo. Pensa è così che devo fare: ecco, guarda, lo faccio, come volevi. Guarda fuori, il mondo immobile nello schermo muto di un parabrezza. Il giallo inerte dei lampioni, l’orologio del cruscotto troppo lento. Cerca una riga qualunque di pioggia, un passante, una bestia d’uomo, una novità che gli prenda le bocche, le faccia parlare, li porti in salvo da questo silenzio indelebile. Scruta nei giorni, corre, corre adesso, inseguita, e il respiro con lei.
Lo sa lui, sotto quelle dita nervose che s’impongono dolcezza. Che tentano la cura. Lo sa lui, che l’amore è diverso.
“Tu mi accarezzi… come accarezzassi un cane.”
Lei interroga le dita, cerca dov’è la falla che svela il segreto. Quale la differenza, tra queste e mille altre carezze. Di che materia sono fatte le carezze, di quale pelle le mani che amano. Una pelle che non puoi importi, un tatto che racconta a tuo dispetto. La volontà è un gesto pallido. Come la luce di quei lampioni gialli.

Molti anni più tardi, vite di donna e di bambina. Molto in là nel tempo, impara il gesto.
Un pomeriggio qualsiasi, mentre la casa riposa e sa di bucato. Fuori è già buio, c’è solo lei sul divano, e la piccola di qualche mese. Le sguscia via dalle braccia, un istante rapido: la prende al volo, la rassicura. Sulla sua testa posa la stessa mano. Avverte un fremito. E d’improvviso comprende: il consegnarsi all’altro, l’animo intero che s’infila tutto in quelle dita, scivola dal petto, giù per il braccio, e tocca la nuca.
Ramo e frutto di un solo albero, una vibrazione che scuote e, intanto, la tiene lì, incollata. Nello spazio piccolo in cui sta in bilico l’eterno.
Non è la prima volta che ama. Non è solo quella testolina dai capelli radi, che tocca. Che sente e che sa. E, pure, forse è la prima volta che osserva quella mano, che isola il gesto. E capisce: è questo, il tatto dell’amore. Una carezza è versarsi, tutta, in una mano.

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