I beffardiMaternità

Dapprima fu il lamento

P1070970_wDapprima fu il lamento: un suono graffiante, monocorde, stridente come il gesso alla lavagna.
Noi diciamo: “Fa contatto!” con un ghigno che annaspa alla ricerca dell’ironia, perché la gentile vibrazione si produce puntualissima e prevedibile non appena deponi la piccola a terra.

Poi fu la dieta: di una scodella di pappa preparata con zelo e tantissimo amore la principessa assaggia il primo cucchiaio, sfiora la punta con la lingua senza nemmeno impegnarsi a ritrarla quanto basta per infilarle l’utensile in bocca. Dopo dieci tentativi inframezzati da voltafaccia ed evidente ritrosia cambi alimento: yogurt. Questa volta ti bastano cinque movimenti verso le sue labbra per capire che non raggiungerà mai il suo stomaco. Viri su un evergreen: corn flakes. Scegli i più piccoli e sottili, li disponi sul suo tavolino: “Non li vuoi? Ma sì, che ti piacciono…” Ne avvicini uno, glielo poni delicatamente in bocca, cercando di farle riconoscere che trattasi di alimento commestibile e normalmente ben tollerato.

“Preferisci fare da sola?”
E da sola sia: quella ne mangia uno, sospiri e appoggi la schiena sicura di averla imbroccata. Dopo tre battute dello stesso gesto, però, la sua manina decide di spianare il tavolino, a destra e sinistra, un tergicristallo che in un attimo manda a quel paese la ricerca minuziosa che avevi fatto. Roba che la prossima volta ti do cereali formato piadina, così non impazzisco a raccoglierli.

Desolata ti rassegni a quelle gocce di cioccolato fondente che normalmente ti consentono un minuto di tregua: lei finalmente raccoglie la sfida, tu ingoi i sensi di colpa. Non è un gran mangiare, ma la sua sopravvivenza non è la sola che ti stia a cuore. Di solito, anche per poter pranzare tu stessa, conti il tempo a tua disposizione in gocce di cioccolato.

Poi fu la veglia: il sonnellino si avvia come d’abitudine, ma per una strana coincidenza la creatura ha indetto uno sciopero di cui nessuno ti ha avvertito, e alle dieci e venti del mattino ha già dato. Così sembra. Quello che è chiaro è che sarà una giornata lunga. Particolarmente lunga.

Finché la sera, dopo una lotta esangue per tutto, dopo una serie di rimproveri che la poverina non è in grado di cogliere, l’illuminazione: e se fosse malata?

La sdrai sul fasciatoio, le infili il termometro tra le sue chiappette rosate, e l’oracolo si avvera: 38 e mezzo.
In effetti ci speravi, così hai una buona ragione per infilarle – già che ci siamo – anche una tachipirina. Che per esperienza sai efficace dopo dieci minuti, e ti restituisce la figliola come nuova.

Invece passano due ore e sei ancora col tuo fardello di nove chili stabilmente in braccio. Ché non si sa perché, ma a lei l’effetto arriva tardivo, nonché atipico: alle dieci di sera finalmente risorta balla per il salotto e si applaude da sé. Tira giù ogni rivista dal tavolino, e finalmente di stare tra le tue braccia si fa un baffo.
Come sei ingenua! Sorridi, ti compiaci per l’energia dei bambini che sa sempre sorprenderti. E credi di averla scampata.

Sbagli.

Seguiranno: notte del tutto insonne, in cui il vero balletto sarà il tuo, dal suo lettino al vostro, dal termometro alla tetta, con ogni miserabile sforzo di abbracciare Morfeo. Giornata seguente di affini, esangui tentativi di dare cibo, sonno, e benessere alla bambina innestata sul tuo fianco, e azzeramento totale di qualsivoglia spazio di manovra autonoma. Temperature in rialzo con punte sopra i 40. Umore che va dal compassionevole al preoccupato al nevrotico. Rassegnazione a passare con lei l’intera giornata a letto, neanche la malata fossi tu. Rientro degli altri due da scuola per vivacizzare la situazione. Attesa agonizzante del marito.

A fine giornata la conta delle ore passate orizzontale è di almeno sei. Nelle quali, ovviamente, non ti sei comunque riposata. In compenso la notte la passi verticale.

Ed è di nuovo giorno.

Potresti dispiacerti per la tua piccola. Ma sei troppo stanca, provata e snervata per farlo. O forse solo un tantino stronza. Preghi che guarisca subito perché non la sua, ma la tua pazienza è ammuffita. E che nessuno degli altri figli si ammali. E mentre fuori si alza il sole, due pensieri gemelli si affacciano: uno ai beati che sono al lavoro. L’altro alle madri come te, costrette agli arresti domiciliari.

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