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Altre Verità

Tu digli che hai un divano

C’è una certa concitazione, in questi giorni. Sembra che chiude la vita, a fine maggio, tutti a sbrigare faccende e fare bilanci. Noi, in particolare, slalomando tra un saggio e l’altro e imprevisti in dosi non omeopatiche, solo adesso cominciamo ad affannarci per tutte quelle cose insolute che ti vien voglia di risolvere prima delle ferie. Così, per partire senza rimorsi. Ma i due leitmotiv degli ultimi giorni sono il letto a castello da comprare ai bambini e il viaggio imminente in Alto Adige

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I blogger che amo

Amo i blog che discorrono con uno stile curato, che bisbigliano e al momento non t’accorgi. E poi quando vai per mettere su la pentola della pasta non sai come ma hai quella frase che ti rantola dentro.
Amo i blog delle grandi sfide, delle battaglie personali. Quelli che entri enorme ed esci piccolo. Però non sminuito: solo più proporzionato da verità che era giusto conoscere. In quelle dimensioni ritrovi la bocca grande del mondo e capisci: che sei solo una vocale.

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Altre Verità

Sono tua zia

Sono quella che venne un mucchio indecente di anni fa. Che venne un sacco di volte. Prima dei miei figli, tra un amore e l’altro, un lavoro e l’altro, quando il nomadismo del cuore si accordava agli aeroporti

Altre Verità

Amarsi

La mia storia la conosci. Te la ripeto in mille voci e mille sere, nei viaggi coi finestrini accesi al buio, le folate dei miei capelli, davanti all’autoradio. Mi dici non importa, posi quel mento ossuto a pungere di barba una tempia: “Io aspetto.”

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Altre Verità

La piccola libraia

Ti chiedi perché, di tante botteghe così belline qui nel quartiere in mezzo a gioielli di piccole corti custodite con zelo, la libreria tutto sommato la frequenti quasi meno dell’elettricista perché le lampadine le prendi al Carrefour, del macellaio perché non sai comprare un taglio di carne, del corniciaio perché ti basta un plexiglass del Brico. Comunque esci a passo vagamente urgente e, sebbene siano le 12.29 in punto, il punto è che la bottega è chiusa. E inizi a ricordare il bello e il brutto dei piccoli commerci.

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Altre Verità

Dottori. E cose rimaste

Mi hanno dato il cortisone.
Arrivo allo studio che il medico è già lì. Su una porta aperta, buonasera. L’ho fatta aspettare?
Invece è cordiale, un uomo con un suo portamento nobilitato dal camice, brizzolato nei capelli e nella barba. Anche nei modi, invecchiati dalla professione eppure a tratti capaci di ritrovare una giovialità amicale.
Non basterà.

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Altre Verità

Il matrimonio

I bambini erano contenti perché avremmo preso il metrò. Io sento il valore, più che il cerimoniale. Non l’ho pensata come questa grande cosa, mio cugino non è uno da giacca e cravatta, poi farà questo rinfresco in un parco semplice e nudo dalle nostre parti, sotto l’acqua prevista dai meteorologi. Lei è già la madre delle loro due figlie, vivono insieme da quanto? Ne parliamo lungo la banchina, Mathias si è infilato una camicia casual, io ho i jeans e gli stivali invernali, la giacca abbottonata

4
Altre Verità

La gente è un ottimo passatempo

Era ancora lei, tagliata in due da una cicatrice sullo sterno.
Simona.
Larghi occhiali, larga bocca, denti intonati allo studio dentistico dove lavora.
Ha un garbo posato, liscio quanto il suo ciuffo lucente sulla fronte, se spingi un po’ le scuci quella sua accento del sud. L’altra volta è stata i miei dieci minuti di attesa dopo l’intervento, mentre Mathias tornava a prendermi. Le persone sono una buona attesa. Una buona panchina mentre aspetti il verde.

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Altre Verità

Un passo dentro, due fuori

In tutta la vita, in tutto il mondo, ogni giorno, siamo soggetti a regole, coordinate, compromessi. Cosa, e dove, si è follemente liberi?
Nelle passioni.
Investire in una passione significa addomesticarsi. Promuoversi, stringersi e poi allargarsi a un ritmo che non è più solo quello del tuo respiro, del respiro delle cose e delle parole. Investire in una passione vuol dire che quando fuori tira una brutta aria quel gancio salvifico che ti ancorava ai tuoi visceri è proprio ciò che adesso traballa nel vento

4
Altre Verità

L’urgenza e la premura

Oggi fa figo fermarsi. E raccontarlo.
E nessuno parla più di urgenza.
E invece la fretta ha il suo valore. Indiscutibile. Lo stesso argento dell’ardore.
Sei un pallone lanciato con sicurezza, non guardi gli spalti, hai mille canestri e mille tiri ancora, la fede nelle mani.

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Altre Verità

Nulla si distrugge

Spinge coi piedi in pantofole rosso sangue, uno via l’altro, come i tricicli senza pedali dei bebè.
Guardo quell’unico vezzo rosso, le giornate rimaste con la sola compagnia di una sconosciuta che qualche figlio paga. Il fine settimana riavere un pezzo del grande spettacolo.
Perché è stata anche lei, forse, un grande spettacolo. Prima di stingere.

Altre Verità

Il rischio delle piccole cose

Mi metto in piccole cose. In testa, nei fatti.
Il film di stasera. Cosa cucino.
Sai com’è facile bastarsi in un menù, sentirsi possibili in un cucchiaio che rimesta il sugo.

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Altre Verità

La fioritura

Eppure non un solo albero è stato piantato per me. Per me nessun fiore è venuto, e la fontana non ha riso.
Finché non ho incrociato la sua primavera per mano ai miei figli, in quei pochissimi giorni che fanno il miracolo.

4
Altre Verità

Scarpe basse

E fu il Salone. Il grande fermento.
A ben pensarci fu una gran cazzata decidere di vedersi proprio allora. Uno di quegli appuntamenti che partono mesi prima, e poi scusa non posso, e dobbiamo rinviare, e avevo dimenticato un impegno. Mi sono ammalata ti richiamo.
– Vado al fuorisalone. Ci vediamo?
Perché non hai detto no, Daria? Che te ne fotte, a te, di quel design che comanda sorrisi a bacchetta, di tanti fricchettoni compiacenti, di tutti quei crapetti luccicanti di lusinghe?

6
Altre Verità

Quando un (buon) libro finisce

Poche parole, mezza frase… punto. Il libro è finito.
Adesso stai lì, l’hai chiuso come pesasse, come fosse di sasso. Ciondola tra le dita, hai l’occhio fermo sul dorso, il suo titolo galleggia.
Ci sei dentro anche tu, ci sono le tue ore, le volte che hai lasciato squillare il telefono, le cene preparate in fretta, i bambini che chiamano. C’è dentro il tempo che gli hai dato e c’è il tempo che ti ha dato. C’è quello che è successo lì dentro e che è accaduto fuori. C’è che adesso vi somigliate un po’, perché un libro somiglia sempre a chi lo legge e chi legge finisce col somigliargli un po’, come due che si annusano, prima, e poi si amano.

10
Altre Verità

Gli altri

Non crederci.
Ci sono giorni che come esci il sole s’incaglia tra case diventate torri e ti tocca la lingua sottile d’asfalto nell’ombra.
Ci sono tempi che gli altri hanno il loro portamento elegante, e tu sembri l’unico palo piantato storto nella neve. Che ognuno ha una bussola senza sgarri e tu un dito leccato nel vento

4
Altre Verità

Siamo una buona spedizione, noi

Mi hai accompagnato a fare l’eco al cuore. Hai guidato, hai parcheggiato.
Nel tempo di un caffè ci somigliamo, ci somigliamo davanti all’infermiera che sbaglia ricetta: “Le urine le ha portate?”, per un semplice esame del sangue.
“Sì, le ho sempre con me”, ridi dalla terza sedia che cambi, mi segui col giornale che non si è mai aperto, da un punto all’altro dei miei pellegrinaggi medici.
Le tue battute hanno vita facile con me, sai che è una buona spedizione. Siamo una buona spedizione noi, papi, due mongoli che stentano a ritrovare l’uscita e poi si chiedono chi ha rubato, di due che erano, un ascensore.

6
Altre Verità

Coraggiosa

Abbiamo tutti i nostri coraggi e i nostri an-coraggi. Abbiamo montagne di vestiti sulle spalliere che diventano corvi neri la notte. Abbiamo lucchetti che si aprono con un bacio e poi mani che non basta un tornado.

6
Altre Verità

Abbaio in Fa Maggiore

Mio marito l’hai estratto a forza dalla sua consueta mansuetudine. Quella domenica, un anno fa: io stavo preparando i bambini per andare a comperare una torta in pasticceria. Eravamo allegri e ridenti come dei fessi. Che meraviglia, essere fessi… se lo sei di tuo. Invece tu volevi farci fessi a noi.
Ho messo fuori la faccia, ho provato a stare zitta, ma a certi padroni di cani se gli fai un appunto su quell’abbaio perenne la prendono sul personale. Gli basta che cominci la parola: – Scusa, volevo chiederti se per favore potevi educare il tuo c…
– Ma che cazzo vuoi? Maleducati semmai siete voi.

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Altre Verità

Il limite

I limiti sono anche un contenimento, il parapetto di noi stessi, non sono mica solo stronzate, ombre dettate dalle nostre paure, dalla nostra zoppia. Bisogna vederlo, che avanzare a volte non fa “avanzare” nulla, che vai avanti ma cosa “rimane”? Di te, di quello che poi ti volti e capisci che hai lasciato indietro ciò che più conta.
Me ne accorgo una sera. Che mi aspettavo una barca di sorriso sui denti, ormeggiata e beata. E invece ho una cucitura stretta. I piedi allineati sull’ultima sigaretta del giorno. Quando vado di là, per salutare i miei figli che dormono, io vedo.

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Altre Verità

L’equivoco

Comincia a scrutare, se viene a piedi, col motorino, se ha quella giacchetta di pelle, oppure la felpa rossa che di solito lega storta in vita, così bassa da arrivargli a mezza coscia. Vorrebbe il coraggio di una sigaretta, mettere le mani da qualche parte, invece se le passa due volte, tre, sulla maglia, sgualcendola un po’.
Fa due passi verso le vetrine, le servono a controllare capelli e mise, quelle sue gambe scolorite che scappano dai jeans. Ogni minuto che passa la bellezza si sfianca, ero migliore appena uscita, fallo arrivare, dice a un dio che non ha.
E finalmente è lui.

Altre Verità

Paracarri

Gli schemi sono come le regole.
Direttive, staccionate. Tu guardi i tuoi paracarri solidi, mezzi bianchi e mezzi neri.
E invece è l’eccezione, quella che conta. Sono i sobbalzi non previsti, gli affossamenti, che ti faranno le gambe.

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Altre Verità

La verità sui blogger

Nella mia ingenuità credevo di scrivere per scrivere e perché qualcuno leggendomi trovasse qualcosa: di nuovo, o di antico, un barlume che ti fa dire “è vero”. Ma se non cominci a inseguire il corridoio alla ricerca del varco, e se non spintoni, fai come me. Fai come me e pochi altri che a sera raccattano quattro pollici su dai social dopo ore di lavoro, due commenti di gente affezionata e che prontamente ringrazi, e resti su: l’aeromobile vuoto.

6
Altre Verità

L’ago della bilancia

Al portone c’erano un uomo e una donna, sull’uscio aperto era chiaro aspettassero di entrare oltre, nella corte del palazzo e poi dentro, nel centro analisi. Me ne frego, procedo, seguo la promessa delle luci accese, le file dei neon già corrono incandescenti oltre le finestre del laboratorio. Ho due frette che mi ballano nei piedi: quella di tornare a casa, quella di levarmi il pensiero.

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Altre Verità

L’ultima serranda

Chiusero come aveva già chiuso altre piccole attività, piccole fini consumate nella cucina con mia madre, e che a noi, bambini, non arrivavano da una porta socchiusa. Perché mio padre lavorava di brutto, ma le brutture a casa non le portava mai. Se le scrollava fuori, come i cani da una pozza, passare dalla soglia era un gesto sufficiente al sorriso.

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Altre Verità

Oggi finiamo

Ero l’unica che piangeva.
Qui nessuno ha sentito la solennità della fine. Qualcuno dice è un inizio, io tiro fuori quella parola che fa sempre effetto, il giunto delle rotaie, che vai avanti, ti fermi, torni indietro, comunque lo senti, quel gradino che fanno le ruote, il piccolo sobbalzo. E un po’ sembra un breve sgomento.

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Altre Verità

Una casa

Poi, mi è capitato di passarci accanto. Ogni tanto un occhio osa sui balconi, li spio dal parco giochi della piazza poco lontana. Vedo se è cambiato qualcosa, se la macchina del condizionatore è ancora lì, se hanno messo fiori sulle balaustre. Di che colore le tende. Il tempo di un sussulto non è mai arrivato.
Mi arriva adesso, breve, dopo sei anni. Che io cammino e la nebbia respira con noi. E su quella vetrina senza valore, tra molti, mi trova: la mia casa di prima

4
Altre Verità

La continuazione dell’amore

Fuori, i lampioni, la città che sgrana gli occhi. Il mio biglietto dell’autobus in mano. Sono di nuovo sola, quando m’incammino. Sono di nuovo sola quando qualcuno dà un colpo di clacson. E io mi volto e vedo: sono venuti a prendermi.
Tutti quanti. Tutti lì dentro alla monovolume. Ad aspettarmi

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Altre Verità

Non è vero che amo i bambini

Quando sono arrivati loro le avevo appena detto adesso andiamo. Ho pensato per fortuna. E per fortuna lei mi ha obbedito.
Raccolgo la bambola dalla panchina.
– Quella è mia.
– Non è assolutamente vero.
Sono ferma. Davanti a me una bambina con una bocca dura, dove i denti definitivi hanno già spodestato quelli da latte.
Dietro, un nugolo di altri ragazzini, nessun adulto. Rom. Figli della strada. Di quei panni, penso. Di quella borsa blu che però non vanno a toccare.

4
Altre Verità

Tuttavia

Vedi il fatto è che io una volta mi svaccavo sulle panchine, la musica pigiata nelle orecchie, la gente mi guardava, ma me lo potevo permettere. Abbandonata e stesa come un barbone, mi guardavo il cielo, ed era meglio che guardarsi dentro. Alla fine dentro ci vedevi meglio, capovolta così. Una volta potevo essere randagia, sovversiva, fare a pugni. Stravaccarmi. Adesso sono una signora di mezza età, mica basta un piercing al naso a darmi il beneficio della panchina. Adesso che faccio, quando la vita mi sputa addosso?

7
Altre Verità

Ci vuole una scusa per volersi bene

Quando mi ha proposto questo pranzo ho pensato che mio fratello e la sua neo moglie aspettano un bambino.
Poi ho pensato che qualcuno stava male. Mio padre. Adesso mi dicono che il medico l’ha visto, gli ha detto che.
E per un attimo il cuore mi si è messo a lanciare sassi, dentro, mi è preso un colpo.

4
Altre Verità

Dove comincio io

FA UN GRANDE EFFETTO SBIRCIARSI DENTRO SENZA SCUSE, NEMMENO QUELLA DI SCRIVERE
Io.
Quando mi siedo faccio come faccio sempre: cerco. Qualcosa di familiare, una zattera. Trovo la maniglia della porta bianca, penso che è identica a quella del mio studio. Le tapparelle alle finestre, la casa dei miei, la camera dove sono cresciuta. Cerco le mie difese.
Ha qualcosa di sacro quella stanza. Senza dei.
Ha qualcosa di sacro lo spazio. Uno spazio che poi lei entra, entrano le altre, entra l’unico uomo, e quella parola torna e ritorna.

4
Altre Verità

Milestones

SALENDO PENSAVO UNA SOLA COSA: GRAZIE

Conobbi San Bernardo un giorno che il cielo era incazzato. Il mare ruminava schiumando come la bocca d’un vecchio. C’era qualche surfista, tavole incerte su onde già piccole per loro, già grandi per me. Ero venuta a Bogliasco per quei tre giorni che a giugno mi dedicavo da ragazza: creme solari, costume e stuoia stavano ancora in valigia. Il cielo non ne voleva sapere

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Altre Verità

Fertility day: perché non mi unisco alle polemiche

PERSONALMENTE C’È QUALCOSA CHE TROVO PIÙ FASTIDIOSO DELLA CAMPAGNA, ED È – APPUNTO – L’INDIGNAZIONE SPIETATA DELLE DONNE A TALE “INVITO”. Lo Stato deve creare i presupposti per fare figli, anziché fare una campagna cretina e offensiva. Nidi, scuole, lavoro, riconoscimento dei titoli di studio. Nessuno può darvi torto. Però diciamoci le cose come stanno, la natalità è diminuita anche per un’altra ragione imprevista: abbiamo meno voglia di figli. Non è che in passato ci fossero molte politiche per la famiglia, eppure fare figli era considerato normale. Ora, semplicemente, non lo è più.

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Altre Verità

Un fratello

Ti sposi.
Mathias dice che è perché sei il mio fratello minore. Per questo fa effetto, un sorriso e poi giù, come un piccolo sbrego nella tasca. Come spingerci dentro il pugno della mano.
Perché sei il bambino che spingevo nel carrello, il sabato pomeriggio al Pam, la grande spesa del fine settimana, quella in macchina con papà. E, mentre spingevo nei miei piccoli nove anni, le mani salde su quel manico pubblicitario “PAM” con il suo logo rosso, aspettavo: che mi vedesse qualcuno. Convinta di quell’ingenuità portentosa e ineguagliabile che hanno i bambini, “penseranno che sono la mamma.”

5
Altre Verità

La donna che non venne mai…

E adesso capovolgi i tuoi figli: fino a ieri ti sei ingoiata il malcontento per il loro stridente lamentio, gli hai pure detto “oggi merenda in salotto”, che tanto poi veniva tizio a pulire, eh? Chissà chi ci mandano. Tutto organizzato. Adesso li sbrani se cade una piuma dal divano, se in cucina c’è il segno di una crosta di pane.
Ti eri già vista, i carrelli della spesa, con calma, faccia prima la cucina che quando torniamo così mangiamo. Tutto pianificato.

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Altre Verità

Novità e solitudini

Aspetto lo scatto, la fine della canzone. Corro giù per lo sterrato, e poi su, oltre il ponte con le sue acque agitate. La mulattiera delle lumache senza guscio, delle grandi cacate di cavallo. Saluto il cavallo nero che chissà “dov’è andata la sua mamma?” e finalmente sono di nuovo a casa. Sulla porta c’è un cuore di campanelle. Scodinzola come un cane quando arrivando la apri.

Altre Verità

À la française

I bambini li abbiamo caricati senza nemmeno accorgerci, hanno fatto il pieno di carburante, c’è tanto di tutto, le imposte che anziché fuori sono dentro, sono separé per nascondersi: Isabelle, siediti, mangia! Sbucano solo i piedi, il purè è rimasto nel piatto. Le scale si fanno col sedere, alla decima rampa un paio di brache è già bucato: adesso ci puoi fare il fantasma fucsia, ci metti la testa, l’elastico in fronte, poi guardi dai due grossi buchi. Si salta da un divano all’altro, si buttano peluche da sopra, dal soppalco, si gioca al camoscio a quattro zampe, si freme

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Altre Verità

SwimmingPOOR

Non me ne vogliano gli amanti dell’acqua: è vero, l’acqua è il nostro elemento primordiale, a livello di grembo materno. Ma se non cresciamo in una boccia di vetro, in un acquario o in una vasca, una ragione ci sarà.
Discendiamo dalle scimmie, non dai pesci, per cui meglio volare basso (non discendiamo nemmeno dagli uccelli).
Allora prendete una donna che di cognome fa Capra e i suoi tre figli che hanno visto il mare tre volte in tutto (l’ultima figlia: zero), portateli in piscina. E immaginate com’è andata.

7
Altre Verità

Il senso di piangere

Piangere è una buona cura.
Lo sanno i folli, i vecchi, i bambini. Le donne incinte che ballano negli ormoni in tempesta. Lo sa il neonato che la natura l’ha fatto così. Perché se sorride per chiamare sua madre e quella sta guardando fuori dalla finestra: se arriva il marito, se arriva l’amica, la sera. Se spiove. Chi si accorge di lui?
Piangere è una cosa seria.
Anche se sembra un’idiozia, un capriccio. O una reazione chimica, molecole d’acqua e sale.
Lo sa chi ti ha visto quella volta. Chi ha capito

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Altre Verità

Transizioni

Alle nove di sera siete a tavola, hai scongelato il pollo, nessun ristorante o autogrill, solo la vostra, banale, cucina. A letto i figli, ti butti sul divano. Alle undici e mezzo dormi e finalmente ti credi salva. Hai schivato l’addio.
Invece il mattino dopo suonano quelle campane della domenica, fai bolle di dormiveglia nell’alba, brevi ricordi, immagini di ieri mischiate ai bianchi e neri di oggi. Hai finito. E adesso ti arrivano addosso, tutti insieme, i titoli di coda

4
Altre Verità

Abbiamo tutti i nostri vetri rotti da nascondere

Il pomeriggio che Mathias ha recuperato il pallone e si appresta a giocare una partita con Patrick, la bandiera è stesa al suolo. Nessuno ha notato che il vaso è scomparso. Ho guardato quello stendardo a terra, mi sono chiesta chi l’avesse adagiato con tanta precisione. Qualche ora più tardi le voci dei miei risuonano ferme, lì fuori. Intorno al tavolino che ha smesso di traballare anche lui, quasi: “Dovevi dirlo. È pericoloso. Dovevi dirlo.”

7
Altre Verità

Grandi spazi e minuscole ferite

Ti siedi lì, e la solitudine si mette a ballare. Non se ne va: quasi si amplifica, diresti, sotto quelle vertigini. Invece ti si accoccola in grembo e, coi minuti, si ritira, ti si infila in tasca. E tutti quelli che hai intorno sono uomini ognuno con la sua piccola scorta di cuori e silenzi nelle tasche, nelle mani, nei piedi su quei grandi scalini. Sei parte di un tutto.
Avevo dimenticato le proporzioni degli spazi aperti, gli infiniti urbani.

5
Altre Verità

La paura è un filo stretto

Non ho molto da insegnarti, a riguardo.
Rassicurarti senza deriderti. Senza minimizzare. Questo posso.
Dirti che ne avrai sempre. L’oratorio di oggi, la visita medica di domani. Un nuovo incontro, un vecchio pensiero. Che c’è quella positiva, della novità buona, delle sfide. E quella delle sciagure, dei tumulti. Quella di ciò che desideri e quella di ciò che rifiuti. Ma in fondo se non è eccitazione, sempre paura è, ragazzo mio. Il suo gusto acido ti farà comunque stringere i denti, strizzare gli occhi. Ingoiare a fatica

4
Altre Verità

Country roads

Ripenso a quelle sere dal collega di cui mi ero invaghita, a come tenevo la nota quelle volte. Come la mano di uno sposo, come la testa di un neonato. Ferma, alta. Non potevo lasciarla cadere.
Ale mi guarda. Siamo lui e io, che cantiamo. Dan suona, spazzola le corde, le pizzica, le rilascia.
“Canti bene.”
“Anche tu.”
Non devo pensare alla vergogna. Ai suoi cuscini allineati sul divano accanto al chitarrista. A quel finto guizzo creativo di due mattoni lasciati a vista. Ai miei figli di sotto, alla madre che sono. Che potrei essere pure la sua, di madre. Quasi

2
Altre Verità

Il viaggio

È strano come nascono certe scelte, come maturano decisioni veloci. Come in un attimo sei in quella casa di legno e poco dopo hai già riempito la vettura di nuovo, e rifai tutto, tutto al contrario. Svuoti gli armadi che hai appena riempito, riempi il baule che hai vuotato otto ore prima. Percorri la strada, la stessa, a ritroso. E anche le bocche di tutti, si sono capovolte.

3
Altre Verità

L’uomo alla porta

– Carino – si porta il dito al naso, guarda il mio piercing. – … L’orecchino. Peccato che è al naso.
Taccio.
– Sono tornato.

Non dice salve, buongiorno, sono tizio. Forse si chiama “Tornato”.
Non l’ho mai visto. Dice di essere già stato qui, vorrei correggerlo, lascio stare. Mi allunga un foglietto, lui nei suoi quaranta centimetri quadrati oltre lo zerbino, io di qua, le ciabatte da massaia sul gradino della soglia

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Altre Verità

Non sei nessuno

– Cosa fai tutto il giorno, tu, mamma di 3 figli?
– Un cazzo.
– E st’estate cosa fai?
– Isabelle starà a casa con me, Patrick lo mando all’oratorio estivo, Sarah alla sezione estiva dell’asilo non la prendono.
– Ah no, e perché?
– Perché non faccio un cazzo.

4
Altre Verità

L’emporio

Mi fanno una certa desolata pena quei negozi che trovi vuoti nel bel mezzo della mattina.
In vetrina la signora ha sistemato tutto per bene, segue le festività, le ricorrenze con rigore scientifico e, intanto, fiabesco, ché confida nel piccolo miracolo aggrappato ora a un dormiente Gesù bambino, ora a una neve carnevalesca di coriandoli, ora a pulcini di pelo finto. E così addobba fedele le luci e le pareti, un sorriso gentile sulla pelle pallida.
Ogni tanto qualcuno si ferma, sbircia.
“Entrate, entrate pure!” li invita quella da dentro

8
Altre Verità

La prospettiva dei giorni

Quando l’ho vista arrivare l’ho riconosciuta subito. Ho una buona memoria fotografica, i visi non mi scappano mai. Perdo il nome, di solito, invece sta volta il ricordo non m’inganna, la imbrocco al primo colpo: “Ciao, V.”
Quella mi scruta da dietro gli occhiali scuri, tentenna.
“Sono la madre di Patrick.”
Allora sorride. Mi ha ritrovata nella memoria.
“Hai tagliato i capelli?”
Si comincia sempre da una cosa qualunque. Potevano essere gli occhiali da sole, la giacca nera, il caldo di oggi, com’è cresciuto tuo figlio. Invece ho scelto i capelli.

10
Altre Verità

C’era una volta la neve

Sono abbastanza vecchia da ricordarmi la grande nevicata. Non abbastanza lucida da rammentare l’anno esatto. Ma le scuole chiuse sì. E anche quei muri alti come case, forse ero io ad essere piccola, ora fa così effetto poter dire “io c’ero”.
Ecco, non dico una neve così. Mi piacerebbe. Spauracchio di molti, mi fa ridere lo spavento della gente, l’intirizzirsi di corpi spaventapasseri che hanno paura di cosa, di acqua stellata? Una neve così lo capisco che è rara. Ma almeno un po’, quanto basta a distrarre il cemento. A tirarci su gli occhi, farci stare su una gamba mentre la guadiamo, gru che saltellano stordite dalla novità.

Altre Verità

Sabato mattina

IL MONDO È ANCORA BUONO
Il sole addosso all’autunno, scova teste già fuori casa, ombre colano dai marciapiedi, il panettiere è già al secondo giro d’infornate, aromi si mescolano con l’odore del primo mattino.
Qualcuno dice “sai di essere madre quando andare dal droghiere da sola ti sembra vacanza.”
Invece ho chiuso il mio cappottino, stretto stretto, rasento il muro come una clandestina, inseguo la strada fin dove volta, poi un gomito di asfalto e infine la piazzetta: sto andando a fare gli esami del sangue. E non mi sembra affatto vacanza.

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Altre Verità

Un giorno senza (pc, iPad, smartphone)

SE OGNI TANTO NON FAI NULLA, NON AVRAI NULLA CHE I FIGLI POSSANO INTERROMPERE, FACENDOTI INCAZZARE.
Qualcuno perde il cellulare, altri restano orfani di un pc che ha tirato le cuoia, di un tablet che si è improvvisamente impigrito.
Io, senza arrivare a cotanto sgomento e disorientamento, già anni fa avevo inventato la giornata sabbatica: una giornata di dieta depurativa in cui fare a meno di questi orpelli. Certo, ai tempi ero incinta di Patrick: replicare adesso, con due su tre figli a casa non è propriamente “sabbatico” come allora. Ma ho voluto fare l’esperimento.
E, come in tutte le esperienze, ho imparato alcune, fortissime verità…

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Altre Verità

Però intanto è settembre

Una volta c’era la Vestro, il Postalmarket: arrivava il catalogo autunno-inverno, e allora tornare e aspettare l’autunno aveva tutta una sua magica ritualità. C’era sempre la bionda capello sbarazzino cui volevo somigliare: io, castana, chioma lunga e sfigata. Il “pull” grigio melange, lavorato a coste, il collo morbido e i pantaloni a sigaretta o un kilt con calza coprente…

Altre Verità

Prospettive

Lui e il suo cagnetto senza arte né parte.
Una volta lo incontravo con la fidanzata: “Uscite per un aperitivo? Ah, bei tempi…”
“Ma che aperitivo, quello ormai è roba vecchia, non si fa più. Si esce per un calice di vino.”
Un calice di vino.
Poi dei tre sono rimasti due: lui e la cagnetta. Il mattino alle otto, la sera alla stessa ora. Esatta. Forse anche il vino è sparito, chissà…

9
Altre Verità

Di due cose ho paura

Sono le nove meno un quarto: il tempo delle madri ha l’ora dei bambini. Le nove meno un quarto sono pigiami e spazzolini. Invece sta sera va diversa: qui in una sala d’ospedale, altra gente abbronzata, vecchi col naso e la schiena ingobbiti dagli anni, parenti che parlano, parlano troppo.
Mathias mi ha portata, tutti e 5 in macchina. Poi ha cercato una pizzeria per far cenare i bambini: mi arriva una foto su WhatsApp. Mi chiede se mi serva qualcosa: “Solo voi.”…

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Altre Verità

Variazioni di luce

IL VENDITORE RESISTENTE AL CALDO, ALLA DONNA IN PIGIAMA E AI BAMBINI

“Sì?”
Dallo spioncino avevo capito che trattasi di venditore porta a porta, ma ormai come potevo fingermi assente, che avevo appena imprecato “cazzo è?” giusto al di qua dell’uscio e al cospetto di tre infanti…

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Altre Verità

Ode alla sciacquetta

La sciacquetta parla piano, la voce flebile, scandisce parole soppesate, trattenute senza sforzo. Sa darsi il tempo di pensare prima di aprir bocca. Un tempo lungo che lascia agli altri di abitare liberamente. Non ha fretta.
Cammina con flemma anche quando è in ritardo, conosce il tempo e non ne ha paura.
Entra nella stanza con il viso chiaro, il trucco a posto, un bel vestito. È sempre in ordine. Il capo leggermente chino, avanza cauta ogni richiesta, anche…

Altre Verità

Siete voi, il senso di questo spazio

…Si può essere utili in tanti modi: fare informazione e dare consigli sono quelli più diffusi.
Io ho scelto un’altra strada: la narrazione. A volte emozionante, altre ironica. A volte letta da molti, altre da quattro gatti.
Quando ricevo i vostri apprezzamenti non è solo la scrittrice che si gloria: è la parte bella di me, che esulta per la gioia semplice di aver dato un piccolo contributo al mondo (…) Sapere che “sono arrivata” al lettore significa aver adoperato bene la scrittura, che è uno strumento pazzesco. Significa dire a me stessa: ho fatto la cosa giusta…

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Altre Verità

Fare niente, a volte, è fare molto

Poche cose mi sono rimaste di quando frequentavo Architettura.
Mi restano quegli sgabelli traballanti, la calca intorno a tavoli grossi interamente rivestiti di fogli A0 e di mani. I cappotti impilati sul trespolo più audace. Le attese in corridoio per le revisioni, i compagni di gruppo, le scale ricoperte di gomma. La biblioteca con gli ingegneri che venivano a rimorchiare, il…

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Altre Verità

E se oggi fosse una buona giornata?

Hai dormito poco. E male. Sarà per la tosse, sarà per l’odore di latte che emana dalle tue mammelle, sarà per abitudine, la consuetudine al contatto, questa irrompente forma d’amore: Isabelle ha fatto come al solito, forse un pochino peggio.
Alla fine alle sette e mezzo siete su: lei, tu, tuo marito.
I due più grandi dormono ancora: quando senti Patrick col passo da soldato, una marcia energica sul tappeto del corridoio, arrivare poco dopo, stropicci un ciao Patrick, cerchi di modularlo all’uscita, lì, quando è già in bilico sulle labbra stanche e ti rotola fuori che si capisce che in fondo la dolcezza è una farsa.
Cazzo ti sei già alzato a fare?…

Altre Verità

Il viaggio al contrario

Siamo di nuovo in macchina. La sorte ci ha stipati tutti dentro. Prima in una scatola come bestie, la cattiva notizia che tuona fuori, come le auto su questo pavé oltre il cortile. Rimbomba all’interno, orecchi fragili vibrano senza posa. Due buchi per respirare. Un telefono che d’improvviso ha mille significati, un sussulto di parole, immagini, in quel suo suono …

Altre Verità

Ritornare

Seduta, di spalle.
Loro giocano con la pasta da modellare. Patrick mi ha battuto quattro volte di fila al memory. Fosse un memory mentale, una gara di ricordi disattesi, vincerei. Sarà che ho dormito poco, al solito. La casa di Milano puzzava di muffa, di chiuso. Il legno secco, le travi, i nodi, li abbiamo lasciati da poche ore. In macchina, tutti e cinque, i visi incollati ai finestrini. Ciao. I nonni…

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Gli imperscrutabili

Strana specie, i parenti. Coinquilini di cui conosci inutili abitudini e ignori grandi fatti esistenziali.
Gente con cui mai ti fermeresti a parlare, e cui sei costretta da un legame mai scelto. Persone di cui potresti innamorarti, ma che resistono al veto imposto dal sangue. Destinatari di domande infattibili, di silenzi imbarazzanti, di scambi che svelano intimità possibili. O valichi insuperabili.
Ne ho a bizzeffe, io. Li ritrovo, tutti insieme, di tanto in tanto…

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Il bacio del mattino

Ci alziamo tardi. Lui ha spento la sveglia, si è riaddormentato. La sveglia già bassa, sempre più bassa, come quella luce vaga che arriva dallo studio, che una volta si teneva accesa più forte, per le evenienze notturne, il latte di Sarah.
Scivola di là, io rincorro le lancette, guardo. Non scatto su: il lunedì mi arriva addosso come il gas di scarico di una vettura…

Altre Verità

Con l’empatia sospinta dal silenzio di questi giorni

Ha avuto le convulsioni.
C’era un capannello di persone intorno, come sempre accade in queste occasioni. Non addosso, non un cerchio di rapaci a fiatare sull’evento più famelici che filantropi: c’erano sì e no una decina di esseri umani, sparpagliati come le nuvole.
“L’ambulanza sta arrivando.”
Una donna anziana si aggrappa alla stampella, vuole “correre” alla Croce Verde di Baggio…