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Maternità

Capendo che

La spesa. Le offro l’ipermercato che le piace, la rassicuro sulle toilette. È un pugno allo stomaco, questo, un colpo basso che l’amore lo spazza via. Forse per questo sta volta non mi cerca, esclama quei suoi NO con tutto il viso, la bocca ovale e ferma, modula il suo solfeggio terrorizzato. Sto imparando. A non fare eco, dentro. Quei sassi che lancia suo malgrado mi cadono negli occhi e io li tengo, non ascolto il ridondante formarsi di anelli perpetui e concentrici. Io sono solida. Ho anche imparato a non prevenire le crisi evitando proposte, e pure a non ritrattare mai completamente.

S’impara che le battaglie, una volta sferrato il colpo che la ferisce, è meglio portarle a termine. Non crei un tornado per nulla. Ma la spesa è tosta, è un affondo che non trova nemmeno il suo istinto ad afferrarmi. Scivola indietro, sulla sedia, si schiaccia sullo schienale e poi si lascia cadere, si consegna alle piastrelle del pavimento, fin sotto il tavolo. E allora. Potrei estrarla, le offro mani che sfugge e rifugge. Andarmene sarebbe negarle il mio aiuto. Prenderla sarebbe obbligarla ad accettarlo. Rimango. Lì dove sono. Io in piedi lei accovacciata sotto la tavola. Aspetto che si sciolga il calcare e lei refluisca in quel chiamarmi che sto imparando a prevedere, conoscere, attendere. E così arriva, un mamma… debole, oggi, un lamento ferito, acciaccato. Le allungo le mie mani, le afferra, risale dalla sua tana, l’abbraccio. Non ho mai abbracciato tanto in una vita intera. Non so cosa dirle, sento il suo corpo, mi accodo a quello, avverto che si fa duttile e rilassato. “È passata?”

Non so cosa farne, di questa battaglia. Mi chiedo se al momento di uscire dovremo rifare da capo. Se già da qui ad allora arriveranno a spot altre suppliche o rifiuti, ma io non voglio andare a fare la spesa!, come diceva ieri per i nonni. Ma poi è andata.

Invece non torna più. Nel pomeriggio la trovo a sorpresa con una gonna, l’ha messa per ballare. Mathias mi chiama, Madda, vieni! e io assisto a quel piccolo miracolo. È il primo passo di un bambino, il carosello delle lodi.

– Ma per andare a fare la spesa metto il vestito.
– E certo! Vestito e le tue mutande preferite. Perché vedi – le faccio un segno con le dita – la tua paura è piccola così ma a te sembra così.
(Allargo la mano).
– Come le palle di neve: non possiamo aggiungerci troppe cose insieme, se no diventa così.
(E adesso ho due mani che formano un pallone).
– Una paura alla volta, una cosa alla volta.

Lei è sollevata, chiamerà quegli slip e il solito vestito “gli assicuranti”. Faremo la spesa con cinque tappe in bagno in due ore. Senza mai storcere il naso. Capendo che quando si annoia, quando sente freddo, quando è stanca, quando ha una goccia d’acqua sulla pancia, quando sente il rumore dell’acqua, e in mille altre occasioni che stiamo imparando a conoscere, i suoi sintomi aumentano. Ma almeno evitiamo la paura, quello che gli esperti chiamano “stressor”.

Abbiamo mantenuto la decisione. È questo, il successo, come per il didò dai cinesi, il posto a tavola quando non tocca a lei.
Non facevamo una spesa tutti insieme, noi cinque, la Famiglia, da settimane.

È sabato, 15 luglio.

(from my notes)

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