Maternità

Amo. Ode alle cose belle di te

P1080124_wprLa notte porta consiglio. Ma porta anche amore.
Da che hai preso a dormire come mamma comanda, sono spuntate miriadi di dettagli, bottoncini di madreperla da asole schiuse. Erano lì anche prima, nel loro mutare che segue le tue tappe. Ma non è vero, non perfettamente, che l’amore di una madre è incondizionato: mi piacerebbe convincerti che lo sia, ma non sarei onesta. È infinito, questo sì…
Una moltitudine di particolari che adesso ho occhi puri per vedere, l’animo terso per assaporare.
Amo quando ti svegli al mattino, trovarti che pascoli per il letto, chiacchieri, giochi col poco che hai, un calzino che ti sei tolta, la coperta, la semplice fantasia. Amo prenderti, reduce dal tepore del sonno, che ci fa sussurrare “panino caldo.” Amo come ti abbandoni quando ti do da bere, un uccellino al becco del bicchiere. Amo quando lo afferri da te, lo usi per annaffiare la cucina: ti imploro “No!”, mentre mi chiedo come hai fatto a raggiungerlo. Amo quando sali sul letto di Sarah, ogni volta con destrezza maggiore, cerchi il punto che ti è più congeniale, strappi il lenzuolo per aggrapparti, e poi su, uno scatto netto che ti porta in salvo sulla zattera delle conquiste. Con quella bocca fatta grande dall’orgoglio, che se la ride in cima al suo piccolo mondo.
Amo come dondoli sull’altalena, che mentre quella va su e giù, avanti e indietro, al suo moto si aggiunge il tuo sbarellamento, perché non vuoi tenerti, e ciondoli nel seggiolino, mollata lì come un pupazzo felice. Amo la fretta che ti percorre le gambe, lungo le piastrelle, verso la porta, la mano a cercare la maniglia perché vuoi uscire. Amo guardare la lavatrice che gira, insieme a te, come un piccolo pianeta di colori in acqua. Vuoi stare in braccio perché ti fa paura, vuoi scendere per guardare meglio.
Amo il disordine, la libertà ingenua di vuotare un intero cassetto. Amo il tuo ordine, il tentativo recente di rimettere ogni cosa al suo posto, chiudere un tappo, una porta, il frigorifero. Rimettere il coperchio alla scatola senza riuscire a far collimare i bordi. Vederti irrigidita da questa ingiusta difficoltà mentre sorrido clandestina per non irritarti di più.
P1080145_wprAmo che apri la bocca ancora prima di afferrare un boccone con le mani o di cercarlo con la forchetta, perché non sai calcolare i tempi. Che di un cucchiaio di riso che armeggi prendendo la mira solo due o tre chicchi entrano in porto.
Amo i tuoi esperimenti culinari, l’imprevedibilità dei tuoi gusti, e come ogni pezzo di cibo mollato lì diventi improvvisamente allettante se è sotto il tavolo.
Amo quando viaggi per casa, sparisci in qualche stanza, borbottando come una piccola massaia. Poi torni con le bottigliette dell’acqua dei fratelli, una scatola di supposte rubate dal bagno, una fascia elastica per il ginocchio. Amo quando ti vai a prendere il sacco delle plastiche da buttare e lo porti a spasso come un trofeo. Oppure una maglia sporca dal cesto della biancheria. Amo che ogni pezzo d’abbigliamento (non importa se mutande di Patrick, un tuo body, un cappello o un paio di calze) per te si infila sempre a partire dalla testa.
Amo giocare a nascondino, continuerei per una vita intera, per il gusto di quel singolo, minuscolo attimo in cui i tuoi occhi gridano di luce perché mi hai trovata. Per il tintinnio di quella tua risata.
Amo ogni genere di riso e sorriso: è neve quando è silenzioso. Pioggia, grandine, quando schiamazza su una giornata di afa.P1080129_wpr
Amo la sfida del tuo viso puntato verso di noi quando sai che non puoi. Amo le follie che sono proprie della tua età, srotolare la carta igienica, impastare i mobili coi cracker, afferrare lo spazzolone del wc.
Amo che, prima di farmi arrabbiare, spesso, mi costringi a ridere. Come quando hai buttato il telefono nel secchio dell’acqua per lavare i pavimenti: la vera risata è un imprevisto che sfratta dal pensiero.
Amo che scappi dal seno, adesso, attratta dalla forza irresistibile di un telefono nuovo.
Amo che amarti stia diventando sempre più bello.
E amandoti, forse, divento un po’ più bella anch’io.

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