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Maternità

Amare non è poco

Che cosa è stato, tutto quel gran fracasso?

Non sono un personaggio pubblico, nessuno aspetta nulla, là fuori. Però io ho atteso a lungo, Professore.

Tu non l’hai sentito, il fragore. Tu, dimmi, che cos’hai visto, di Sarah?
Che adesso cambia vestito, mette le braghe come si gratta un braccio che prude, un gesto usuale, magari pure lesto. Che cos’hai visto? Che adesso riprendo un po’ della mia dignità dopo i tuoi acquazzoni. Vedi che siedo, la schiena si drizza oppure perfino osa lo schienale, si stravacca, le braccia si aprono come un giornale. Cosa leggi, sta volta?

Quattro mesi. Io raccoglievo tutta la ghiaia, le messi divelte, l’uva che non fa vino. Grandi gerle e immense battaglie. Arrivavo. Sugli occhi le palpebre accarezzavano piccoli capillari, le mie fatiche. La tua assistente si prende la bambina, vanno di là a fare un disegno, due mosse di yoga che poi la stuferanno.

Dov’eravamo rimasti? Ah sì, che io mi arrabbio, hai deciso quello.

Sono rimasta puntata come quelle imbastiture da sarta, bastava che uno mi tirava per un dito, mi sfilavo.

La trama della maternità si disfa facile sotto le tue mani esperte. Quattro mesi. Il rocchetto che riavvolge tutto, le frange delle colpe.

Stiamo bene, tutto sommato. A furia di stondarci, di levare pesi e torti ai figli, di prenderci addosso tutto. E finalmente sposti il tiro. Con la delicatezza che non hai avuto la premura di serbarmi quando era il mio turno di essere l’imputata. Non è la mia irritabilità, non sono le sgridate non sono io. Dai dillo, Professore: mi scusi, ho sbagliato diagnosi. Non è ansia da separazione, non è colpa sua, non sono le sue rabbie, non è così chiaro, non è così semplice, è la piccola che cerca, che… Non è colpa mia.

Ho bisogno che tu lo dica, non perché sono questa gran donna, potevo anche annegarci in quelle sentenze che rivendicavi: ho tenuto duro. Ho bisogno che tu lo dica perché io lo sapevo che amare non è poco.

E devo farlo, di riscattare me e riscattare tutte, tutte le madri che si fanno mille domande e che la sera accostano l’orecchio ai figli, proprio vicino alle prime costole, solo per sentire se il cuore sbuffa, se sta a posto, se è andato sotto, un po’ più giù, che allora bisogna rialzarlo. E ci cantano sopra e poi il giorno dopo sono donne nuove: nel grembiulino che gli sistemano, nel bacio che questa volta resta qualche secondo in più.

Hanno bisogno. Di sapere. Che era vero, quello in cui ho sempre creduto. Che i bambini sono fragili, ma sono anche forti. Sono esseri così vicini alla natura della Vita e di Dio se esiste, esiste ed è questo: la loro meraviglia e la forza. Che l’amore non è un dogma, ma quando chiedi come stanno, e prendi in giro le vostre sciocchezze e in braccio le loro ferite. Mangi un hamburger di didò, ascolti una paura e rispetti un segreto. Aggiusti un torto e metti i cerotti sulle loro anime. E glielo dici e li tocchi: ti voglio bene. Sempre. Sempre e comunque.

Una sgridata non può cancellare tutto, una sgridata è un neo su un metro e settanta di pelle.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 15

  1. Giovanna

    NON È COLPA TUA. Per quel che possa valere, pronunciato dalle mie labbra. Io ho una fiducia immensa nell’amore e nelle persone che amano. Tu ami.

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      Maddalena Capra Lebout

      Puoi non chiamarla “colpa” ma “responsabilità”, ma di fatto il perno di tutte le “indagini” è stato per mesi la mia presunta aggressività. Oltre a lottare per Sarah dovevo lottare per non soccombere a queste ipotesi insistenti, chiamiamole così. Lottare per credere che tutte quelle altre cose, quelle che so essere giuste, contano e devono contare più di quelle che tu hai chiamato sbavature. La sensazione era sempre quella di doversi difendere, di sentire un dito puntato. Non importa quanto fossi forte dentro. Né quanto immobili fossero quelle sue dita sul tavolo.

  2. Silvia Fanio

    Che brutto. Quando un bambino ha un disagio subito si pensa che la colpa sia dovuta alla relazione materna. Si, a volte è così. Altre, anzi spesso, però, no. E le mamme lo sanno.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ha sempre detto che è un problema di “relazione”, e ok. Ma nei fatti non era questo, che illustrava. Sicuramente ho fatto o non fatto cose che hanno contribuito al tutto, ma ho dovuto leggere altrove quella che poi è diventata la mia verità: che noi genitori diamo certi output ma non siamo onniscienti, e il bambino ha un suo modo di interpretare, celare, reagire, e non sempre riusciamo ad arrivare dappertutto. Questo sì. Ma non quella girandola che ruotava tutta intorno a un elemento su cui si accaniva. Sbagliando. Grazie Silvia. :*

  3. erodaria

    Non so fare altro che empatizzare con te e osservare che creare (ulteriori, almeno nel mio caso) insicurezze in una mamma non fa che peggiorare la situazione (sia nel caso la diagnosi abbia un fondamento, sia che non ce l’abbia affatto). Il senso di responsabilità che portiamo è grandissimo, ci andrebbe anche un incoraggiamento ogni tanto, non solo dita puntate. Coraggio! Io credo nel metro e settanta di amore, i nei possono essere facilmente monitorati.

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  4. una mamma zen

    Il fatto è che secondo me spesso non sanno bene che pesci pigliare. Già è difficilissimo capire la psiche umana, immaginati quella degli infanti. Non hanno molti appigli, la figura materna è così forte e fondamentale che finiscono per scavare solo là. Io non credo sia responsabilità tua. ma poi, pensandoci bene, se anche fosse? Se anche fosse che in un periodo trasmettiamo un disagio? Siamo persone, siamo umane. Ci possiamo migliorare, ma non fustigare. Io ho messo in conto dei possibili disagi che potrò trasmettere a mio figlio, posso contenermi, ma non snaturarmi. Sono fatta così. Lui sarà figlio anche di questi vissuti, affronterà delle fasi così come le affronto io, le affrontiamo tutti.

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      Maddalena Capra Lebout

      Sì, certo, ma infatti inevitabilmente sono coinvolta nel disagio di mia figlia. Ma lui ha commesso 3 errori, per come la vedo io: 1-i modi (provocatori, evasivi alle domande, accusatori). 2-mancanza di empatia (e, cazzo, se tu che lo fai di mestiere non hai capito come prendermi…). 3- La diagnosi. Che non è poco.
      E poi sempre lì, sullo stesso punto, solo quello, qualsiasi cosa dicevo andava lì. – Sa, ho fatto una torta. – Ah. E come si sentiva? – Mah, bene- – No, secondo me lei era arrabbiata.
      E via così. Solo e sempre.
      E poi l’umiltà: l’umiltà non è il contrario della professionalità. L’umiltà ci va insieme, è saper dire “ho sbagliato”, o anche semplicemente “mi dispiace, non riesco a capire di più nemmeno io.”
      E’ anche liberatorio.

      1. una mamma zen

        Hai pienamente ragione. Credo molti siano bene indottrinati, preparati sulla teoria letta nei vari libri. Ma dimenticano che ogni persona è diversa, può avere mille variabili e come persona devi rapportati, ancora prima che come psicologo. Io ci sono andata tanti anni fa per un problema di insonnia. Sembrava neanche mi avesse davanti, ripeteva pari pari le stesse cose lette sui libri. Magari il vostro avvallava chissà che teoria sulla rabbia e cercava per forza di applicarla al vostro caso. Purtroppo capita. Come ogni categoria c’è il più o meno bravo. L’importante è che ne siete uscite ❤

  5. Piccole Mamme Crescono

    Per tutta la mi adolescenza mi hanno fatto credere (amici e amori compresi) di essere una persona nervosa. Arrabbiata con la vita.
    Crescendo ho imparato a conoscere me e gli altri…e ho capito che dovevo avere fiducia in me stessa!
    Questo per dirti che ti capisco, in parte. Ricordo bene come mi sentivo. E penso che per te è tutto amplificato perché si parla di una bimba, di tua figlia. Che chi ti “giudica” così è una persona che “dovrebbe capirne”.
    Amare non è poco e l’amore vince sempre…voi ne siete la prova ❤️

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  6. mamma avvocato

    Hai ragione a volerglielo sentire ammettere. Hai ragione a dire che ha sbagliato, non solo la diagnosi. Che poi l’aggressività in te…ma dove? Noi mamme sbagliamo, i padri sbagliano, ma il 90% delle volte sono errori che non fanno danni o li fanno su un figlio e non su una altro o lasciano segni diversi ecc. A volte è colpa di altri parenti, amici, scuola, contingenze, ECC.
    Amare è tantissimo, amare incondizionatamente come fanno i genitori, ancora di più.
    Non vuole dire che possiamo commettere errori tranquillamente perché l’amore ci riscatta, ma che possiamo anche sbagliare, a volte, senza per questo lasciare segni indelebili.
    È brutto dirlo ma io non ho mai avuto molto fiducia in psicologi e psicoterapeuti e la tua esperienza sembra confermarlo.
    Quel che è certo, è che quanto è accaduto ha reso te e Sarah più forti, lei perché lo ha superato, tu perché ti sei scavata dentro e, in fondo, assolta.
    Ora tieni solo questo, dell’esperienza.
    P.s. Io si che al tuo posto, ora, sarei arrabbiata. Con lui.

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      Maddalena Capra Lebout

      Non sono sicura di essere più forte. Rimane dentro una certa insicurezza, soprattutto perché non avendo chiare le cause pensi che potenzialmente tutto può ancora riprodurre questi “effetti”. Comunque è vero, che io mi “arrabbio”, più di certe, meno di altre: chi non si arrabbia? E quindi è chiaro che se un dottore fa leva su questo anche se in cuor tuo sai che non può bastare come spiegazione, fai fatica ad assolverti. In ogni caso certe modalità aggressive le abbiamo smesse, sia io sia Mathias, o se ci sfuggono le notiamo subito. Ci siamo abituati a non punire, ad abbracciare anziché urlare, a prendere meno di petto certi comportamenti dei bambini, anche se ritengo che siamo impari, perché con Patrick abbiamo meno filtri, e forse non è giusto, sebbene lui abbia un’età diversa. Ma non sempre è facile conciliare autorevolezza, regole, fermezza, con gli abbracci anziché le cosiddette “sgridate”. Grazie Giulia, sì anche io non ho molta fiducia nella categoria…

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Francesca, grazie a te… Credo che farsi molte domande sia un sintomo di grande attenzione, e poi ogni tanto ci si ferma, si guardano i figli, si vede se la rotta è quella giusta. Si chiede, si sta, si cambiano alcune cose: e voglio credere che nulla sia irreparabile.

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