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I beffardi

Abbandoni domestici

ELLA COMINCIA A RICONSIDERARE L’IPOTESI DI FARE DA SÉ QUANDO, BATTUTA SUL TEMPO, L’OCCASIONE LE È CORTESEMENTE OFFERTA DALL’ULTIMA COLOMBIANA

 

Plurimollata da donne di servizio, più propriamente denominate “collaboratrici” cerca:

  1. Espressioni consone all’occasione, verbalizzabili in improperi del tipo e-che-ca…, onde evitare la nota monotonia della casalinga, e rinverdire il proprio vocabolario.
  2. Aiuto domestico consono all’immobile e alla padrona stessa, dotato di alta fedeltà del tipo e-che-ca… se vieni cerca di restare più di un mese, che sono stufa di rispiegare tutto a ogni volto nuovo.
  3. Motivazione che giustifichi il reiterato abbandono, nonché le modalità perennemente messaggistiche (l’ultima sotto forma di domenicale whatsapp postprandiale).
  4. Soluzione in grado di conciliare la necessità inevitabile di riassetto dell’unità abitativa con l’allergia della padrona a qualsivoglia forma vitale che esuli da sé stessa e la pargola ancora domiciliata.

Slalomando tra figli in numero progressivamente crescente e risicando dalle poche ore del fine settimana quelle (tante) necessarie almeno alle pulizie pacchetto-base, la nostra eroina ha vissuto da sempre schivando l’appellativo “casalinga” grazie a un appartamento che ha visto lo spazzolone dei pavimenti una volta all’anno (notoriamente in periodo di virus gastrici), il vetril due volte negli ultimi sei (corrispondenti a una eclissi domestica, ossia quando la colf di turno passa da casa mia, prima di mollarmi), e la cera per il parquet unicamente nel primo ingresso in casa, post cantiere (gentilmente offerta dal parchettista stesso).

Finché, sotto insistenza della suocera e del marito stesso – stanco di fornire aiuto profuso nei weekend – ella s’avvede dell’ormai irrinunciabile necessità di una collaboratrice.

Sulle vicissitudini che questa scelta ha comportato ho già a lungo argomentato. Mi preme, invece, sottolineare come queste oscure presenze abbiano il potere occulto di pilotare l’umore e l’atteggiamento della padrona dopo 3 sofferte ore di transumanze continue (piccola al seguito) per lasciare che quella pulisse ogni stanza, e sequele di indicazioni su dove-come-cosa era stato dimenticato o fatto male. Quando la donna delle pulizie lascia finalmente l’abitazione l’umore della padrona, anziché alleggerito dalle incombenze, si produce in ripetuti:

– Bambini, levate le scarpe SUBITO.
– Cazzo oggi piove, devo leccare ogni sassolino dal passeggino ché la tipa ha appena pulito.
– No, oggi la merenda si fa con qualcosa che non sbricioli.
– Sarah ti è caduto un capello: raccoglilo.
– E comunque tre ore sono troppe.

Il dispendio spirituale è esacerbato da quello energetico-temporale dato da tutte quelle micro attività che ruotano attorno alle ore della colf: liberare la casa dal grosso dei giochi disseminati, riordinare un minimo sufficiente a non intralciare, e poi riporre i tappeti, le pattumiere, gli stracci lasciati da costei, e chiudere i detergenti lasciati su on.

Alla luce di questo ella comincia a riconsiderare l’ipotesi di fare da sé quando, battuta sul tempo, l’occasione le è cortesemente offerta dall’ultima colombiana (quella del whatsapp domenicale postprandiale).

A questo punto, dopo numerose incertezze, vaglia l’idea di donna sì, ma 3 ore no. Le sembra un buon compromesso. E butta il nuovo appello in rete.

Quindi, determinata a dimostrare che in due ore si può fare tutto, si lancia all’attacco dell’appartamento con gesti fulminei e precisi, la piccola impegnata in operazioni personalissime di toilette. Una crocetta ogni quarto d’ora di pulizie, in modo da dedicarsi qua e là alla figlia. Quando all’ora di pranzo le mani hanno i calli, le ascelle stampano vistosamente la maglia e il foglietto recita un cimitero di croci, mancano ancora i bagni e due stanze. Ella ha pulito metà della casa, nessun pavimento, e sua figlia è piena di cacca.

 

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Commenti 4

  1. Mamma avvocato

    Io faccio da me, dopo una brevissima parentesi di pochi mesi con una collaboratrice brava che però era stufa di lavorare (!) e tentativi con altre disastrosi. Risultato: casa appena passabile con sacrificio di almeno mezza giornata del sabato o della domenica e crisi di nervi annessa. Insomma, hai tutta la mia solidarietà! P.s. Ma cosa fai a queste donne per farle fuggire subito?!?

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      Maddalena Capra Lebout

      Grazie Giulia, mi consolo. Per farle NON venire basta chiedere due ore anziché tre: nessuna vuole lavorare così poco, evidentemente preferiscono non lavorare affatto (???). Per farle scappare, invece, prima accetto di assumerle per tre ore (il che, come hai intuito, produce scazzi non da poco, specie in questa stagione in cui non si sta fuori), poi trovano, evidentemente, chi le assume per quattro. Sacrificare mezza giornata nei fine settimana vuol dire privarmi del solo tempo libero che potrei dedicare alla scrittura (in settimana ritaglio tempi brevi, nel w.e. potrei avere almeno mezza giornata per me senza l’ansia del tempo). D’altro canto pulire in settimana significa farlo da sola, con figlia intorno. Mah.

  2. mamma avvocato

    Infatti se trovassi qualcuno di affidabile spenderei volentieri per due ore settimanali di pulizia…sarebbero un ottimo investimento! Ti capisco perfettamente.
    Qui sono disponibili per due ore, per carità, però poi fanno uno schifo o mi rompono tutto (tipo l’aspirapolvere la prima volta, un vaso la seconda ecc.). D’altro canto casa mia per ora è piccola. E farle venire tre ore di cui una a stirare? Non so, magari così ti darebbe meno fastidio, anche se costerebbe di più.

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      E no… il guaio è che, come scrivevo qui, volevo dimostrare anche a me stessa che due ore sono sufficienti ma… non lo sono! Le ore necessarie sono 2 e mezzo scarse, ma quindi se anche trovassi una che viene due ore, devo finire le pulizie io 😀 Se invece viene tre io sclero. Noi cose rotte no, ma l’ultima colombiana, appunto, le prime volte puliva bene, poi è andata in calo. L’ultima ho raccolto greggi interi di polvere dal pavimento, ho vuotato io le pattumiere, spolverato dove aveva “dimenticato”…

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